Honda RC 212V:”Ti leggo nel pensiero!”

RC 212V:"ti leggo nel pensiero!" Ecco qualche informazione tecnica in più su come è e come "ragiona" la nuova MotoGP con cui la casa alata affronterà la prossima stagione di MotoMondiale

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    Honda RC 212V:”Ti leggo nel pensiero!”

    “Per noi l’unica differenza sarà che qualcuno potrà utilizzare configurazioni del motore più spinte per le qualifiche. Questo è tutto”.

    Cosa aggiungere? Lapidarie le parole di Takanori Okuma, ennesimo nome giapponese quasi impronunciabile per gli occidentali, ennessima netta ammissione di superiorità sui diretti concorrenti.

    La Honda fa la voce grossa. Perchè sa che può permetterselo. Sprezzante di ogni pericolo e di ogni avversità, la scuderia alata inizia la stagione con un grosso peso in meno sul groppone: Valentino è battuto.

    Ebbene si, la Honda è finalmente riuscita ad affarmare quello che ha sempre sostenuto (anche se ha impiegato troppo tempo) e cioè che è la moto a fare la differenza, non il pilota.

    Mettendo Nicky Hayden (che, per carità, bravissimo centauro ma senza particolari guizzi di genio se non la costanza) in sella ad un mostro è riuscita a vincere un mondiale strappato con le grinfie ad un Valentino che ne è comunque uscito coje vincitore morale.

    Poco importa agli stackanovisti giapponesi, il titolo è in tasca, hanno dimostrato che non serve il pilota più bravo in assoluto per arrivare in vetta al mondo, e ora, galvanizzati, puntano ancora più in alto.

    Dove? L’obiettivo è a metà tra un libro di Asimow e una zingara chiromante: “leggere nella mente del pilota” confessa senza troppe grinze espressive il Project Leader della RC212V 800, Takanori Okuma, sempre lo stesso personaggio di cui sopra.

    Confessione neanche troppo strappata al segreto e avvenuta a Sepang durante i test in cui le Honda non hanno certo brillato per prestazioni e dove lo stesso Hayden ha dichiarato “c’è ancora molto da fare“.

    Siamo stati abituati, però, ad essere critici. Dei piccoli spettatori San Tommaso, se volete. I giapponesi come le donne: se si dice si è no, se si dice no forse è si, e altre infinite combinazioni con una sola costante, quella che la Honda nasconde sempre le proprie carte in tavola per tirarle fuori solo quando necessario.

    Mentalità da saggio samurai, in fondo.

    Tornando al gioioso quarantinquenne Okuma e alle sue affermazioni, si può iniziare a trarre le prime conclusioni: il V4 Honda è rivoluzionario, anche se qualcuno continua a sostenere il contrario..

    Sappiamo che c’è stata sorpresa quando la Honda ha presentato la RC212V. Tutti si aspettavano qualcosa di strano da noi, ma l’HRC non ricerca la diversità a tutti i costi. Quando progettiamo qualcosa che appare innovativo e mai realizzato prima è solo perché pensiamo che sia la migliore soluzione possibile. Per il 2007 siamo partiti da un foglio bianco. Volevamo centralizzare ancor di più le masse e quando con il compasso abbiamo disegnato un cerchio è stato subito evidente che il motore sarebbe stato un V-4”.

    Quello che colpisce è la naturalezza (o modestia ostentata) con cui Okuma afferma le sue idee. Pacificamente, seraficamente, come se ogni cosa fosse già avvenuta, progettata, pensata, scritta. Vinta e vincente.

    Per la RC212 V non ci siamo preoccupati della potenza, quanto della guidabilità. E’ nata per essere equipaggiata con pneumatici Michelin su cerchi da 16,5”, ma può essere facilmente adattata ai 16”. Inoltre abbiamo visto che le sue caratteristiche non sono influenzate negativamente dall’uso di gomme diverse quali sono le Bridgestone”.

    Mutuando tecnologia varia da altri mezzi di locomozione e traendo ispirazione da aerei, barche, vele, ali e quant’altro sia sinonimo di aerodinamica, leggerezza e affidabilità (controllo della gestione del motore con un nuovo sistema ride by wire)

    ecco che ha RC212V appare un concentrato di ingegneria e di ottimizzazione tecnologica da far paura persino ai piloti stessi. Erogazione fluida, altissime prestazioni di coppia, sulla potenza Okuma San sostiene si possano ancora fare miracoli…e aggiunge: “Non abbiamo utilizzando la distribuzione pneumatica delle valvole perché pensiamo che questa sia necessaria solo superato un regime di rotazione attorno ai 18.000, ma anche per ridurre il consumo. Per questo motivo non disponiamo nemmeno di un sistema di controllo della lunghezza dei cornetti di aspirazione: non serve”.

    Non serve neppure tanta carenatura a quanto pare. Non serve nulla, neppure il pilota campione del mondo.

    La Honda procede ad ampi passi e cadenzati, dritta verso l’obiettiva senza guardare troppo in faccia i propri figli. E si scopre così che forse Hayden è stato il “mezzo” migliore per riportare il titolo alla casa alata, ma che il “model year” 2007 non sarà l’americano, quanto invece lo spagnolo. Si punta su Pedrosa (“Qualche aggiustamento ci sarà, come nella dimensione della carenatura: Nicky attualmente sta un po’ stretto su questa moto, ma è così perché è stata disegnata tenendo conto di un pilota medio, la cui altezza e corporatura è inferiore a quella del nostro campione del mondo”), si costruisce una moto piccola così, la si imbottisce di sponsor e dove non c’è spazio lo si inventa (“Le squadre si sono lamentate per lo spazio ridotto a disposizione degli sponsor, ma il team Repsol ha trovato la soluzione colorando anche parti del motore e del telaio. Quanto all’interasse è quasi identico al modello precedente. La forma è il risultato di studi aerodinamici. Anche il mini codino è frutto della galleria del vento”), sfruttando anche motore, telaio e tuta piloti quasi come fosse un quadro di quelli dove il dipinto si allunga anche sulla cornice..

    Tra Dorian Gray in chiave giapponese, geishe e samurai che si moltiplicano esponenzialmente, fatine dei sogni e genii della lampada, si colloca la Honda.

    A metà tra sogno e realtà.

    Forse … è difficile anche per loro credere di aver vinto un mondiale contro Valentino Rossi.