La Cina contro la MotoGP arancione: troppi richiami alle tuniche tibetane?

La Cina contro la MotoGP arancione: i richiami alle tuniche dei monaci buddisti con cui il governo cinese non sembra essere in ottimi rapporti potrebbe forse fermare la MotoGP con gli occhi a mandorla?

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    La Cina contro la MotoGP arancione: troppi richiami alle tuniche tibetane?

    Le Olimpiadi in Cina fanno discutere.

    E questo è ormai un dato di fatto.

    La Cina, super-colosso iperpopolato e dalla impressionante crescita industriale, sta provando a giocare con lo sport.

    Sia esso quello dei giochi olimpici che quello della MotoGP.

    Motoblog ci racconta, per esempio, che non si sa bene come andranno a finire le cose dopo la “ventilata” minaccia del governo cinese di proibire la partecipazione al GP di Shangai del prossimo 4 maggio a moto e piloti color … arancione.

    Allergia alle arance?

    Assolutamente no.

    Il colore arancione, infatti, ricorderebbe le tuniche dei monaci tibetani con i quali, ultimamente, Pechino non ha avuto buoni rapporti.

    Apriti cielo.

    La KTM, arancione fino all’osso, sta all’erta forse per paura di non poter partecipare o di doversi rifare il make-up per l’occasione?

    Quello che preoccupa non solo la KTM, invece, ma tutto il circo del MotoMondiale, è l’ipotesi lanciata al GP di Portogallo da Loris Capirossi a nome dei piloti MotoGp di “fare qualcosa” il 4 maggio, in segno di un appoggio sportivo alle proteste dei monaci buddisti e del popolo tibetano tutto.

    Tutto questo lascia solo un grande dubbiio dentro ciascuno di noi.

    Anche questa volta lo sport sembra venire stumentalizzato e subire le conseguenze di decisioni che hanno poso a che fare con esso.

    Non sarebbe forse più utile, e probabilmente anche più bello (oltre che più sano e ragionevole) lasciare la politica ai politici e lo Sport ai piloti?