L’elogio degli sconfitti

Non sempre chi viene sconfitto ha in realtà perso

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    L’elogio degli sconfitti

    Facciamo finta che la spy-story non sia mai esistita e proviamo a parlare chiaramente.

    Quando si conclude un mondiale con questo equilibrio, è impossibile pensare che lo sconfitto o gli sconfitti meritini meno del vincitore.

    Come perdere una finale di calcio ai rigori dopo che un pallone ha picchiato sulla traversa. Un punto di differenza in mezzo ad un anno pieno di colpi di scena e casualità ci obbliga a ricordarci che da questo mondiale non escono un vincitore e due sconfitti, ma 3 protagonisti alla pari.

    Non voglio fare l’analisi al microscopio di questa annata per elencare quante volte Kimi Raikkonen, Lewis Hamilton o Fernando Alonso hanno perso per strada dei punti. Quei punti che avrebbero permesso ad ognuno di loro di stravincere il mondiale. Non ha neanche senso fare il conto con bilancino di chi avrebbe meritato di più in virtù delle maggiori sfighe avute.

    Voglio solo dire che si può Non vincere il titolo mondiale per un punto. Ma non si può dire di aver perso. E’ giusto, quindi, fare un elogio degli sconfitti.

    Parlando di epoche recenti, se ne contano a non finire di mondiali vinti da uno ma non persi dall’altro. Basti pensare al 1999 quando Eddie Irvine perse semplicemente perché aveva lasciato strada a Schumacher una volta, prima che il tedesco si rompesse la gamba. Proprio il tedesco, senza quell’assurdo incidente, sarebbe sicuramente stato in grado di fare almeno un punto in più dell’irlandese e portare a Maranello quel mondiale.

    Stesso discorso per il 1998 con David Coulhtard che si fa tamponare e toglie 10 punti a Schumacher in Belgio. Dieci punti decisivi che avrebbero fatto scrivere un altra storia.

    Nel 1997 c’è la famosa ruotata sempre del tedesco contro Villeneuve. Se quella corsa fosse ripetuta altre mille volte, avrebbe sicuramente un altro esito.

    Nel 1994 in Australia a Damon Hill sarebbe bastato pazientare mezzo secondo in più per sfilare indenne davanti a Michael Schumacher. L’inglese ebbe troppa foga e finì per rovinare anche la sua gara. Addio mondiale, addio il nome nell’albo d’oro e addio a tutto quello che era stato fatto di buono quell’anno. Come un classificato qualunque, nei conteggi, nelle statistiche e nei record il suo nome non compare.