Lewis Hamilton: ecco perché la sua McLaren è vincente

Formula 1: escono allo scoperto i due segreti della McLaren di Lewis Hamilton per vincere il GP del Canada

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    Lewis Hamilton: ecco perché la sua McLaren è vincente

    I valori in campo cambiano continuamente in questa stagione 2012 di Formula 1. Ad oggi, dopo il Gran Premio del Canada e ad una settimana da quello di Europa, è la McLaren la monoposto sotto i riflettori. Una sola McLaren, per la precisione. Quella di Lewis Hamilton. L’analisi tecnica di alcuni giornalisti del settore – i tedeschi di Auto Motor und Sport in testa – ha rivelato quali siano le armi segrete della vettura made in Woking. Trattasi della consulenza di un ex-tecnico della Bridgestone che risponde al nome di Hiroshi Imai e di un particolare sistema che consente di riscaldare le gomme sfruttando le prese dei freni. Tanto per cambiare, quindi, tutto ruota attorno alla comprensione degli pneumatici Pirelli che, secondo il direttore tecnico Paddy Lowe, non è comunque superiore – ad oggi – ad un misero 30%.

    McLaren: Imai aiutante magico

    In tutte le favole che si rispettino, ad un certo punto sbuca sempre un aiutante magico che toglie le castagne dal fuoco al protagonista e – nel momento di maggiore difficoltà – riesce a sbrogliare la matassa in favore del lieto fine. In casa McLaren questo personaggio è Hiroshi Imai. Ex tecnico della Bridgestone chiamato con il preciso compito di comprendere il comportamento degli pneumatici Pirelli, si sta ritrovando sempre più spesso nel ruolo di tattico. Sua, pare, sia stata la scelta di fermare Lewis Hamilton per il secondo pit stop che gli ha consentito di ottenere una stupenda vittoria nel Gran Premio del Canada. Imai, a Woking dal 2009 dopo quasi vent’anni di lavoro in Bridgestone, avrebbe anche dato preziosi consigli all’anglocaraibico su come modificare lo stile di guida al fine di massimizzare la resa della monoposto in rapporto al comportamento delle gomme Pirelli.

    Sulla McLaren c’è un sistema per riscaldare le gomme

    Non c’è solo la teoria dietro al successo della McLaren. Vale anche la pratica. Vale a dire un sistema presente sul portamozzo che consente, tramite una regolazione effettuata durante il pit stop, di modificare l’apertura dei fori presenti nei cestelli di carbonio per lo sfiato dell’ara. In conseguenza di ciò, è possibile, far aumentare o diminuire l’aria calda che dai freni arriva alle ruote e, quindi, agli pneumatici. Il caso tipico è quello di veicolare meno aria calda nel caso in cui sia in programma uno stint più lungo. Al contrario, nel caso di stint breve come in qualifica, è possibile tenere tutto aperto per far arrivare subito le gomme al picco massimo della loro resa. Al momento, il dispositivo è presente solo al posteriore. Mentre la McLaren sta lavorando per portarlo anche all’anteriore, gli altri team si muovono in due direzioni: valutare se copiarlo o se chiedere chiarimenti alla FIA. Non è affatto escluso che possa essere bandito nel giro di qualche settimana. Tanto per non darsi troppe arie, è proprio il caso di dirlo, Paddy Lowe, direttore tecnico della McLaren, ha dichiarato:“Abbiamo una macchina valida ma deve essere impostata alla perfezione. E’ un problema complesso la cui soluzione sta nel capire il comportamento degli pneumatici Pirelli. Nonostante i nostri sforzi, direi che siamo solo al 30%”.