Michael Schumacher si ritira: l’ultimo saluto al pilota più grande di sempre [FOTO e VIDEO]

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    L’attenzione era tutta per quei due là, a giocarsi il titolo mondiale nel Gran Premio del Brasile 2012. Per Michael Schumacher, invece, poche note a margine del big match, quasi come le riunioni di boxe in cui si combatte con eventi di contorno prima del clou.

    Avrebbe voluto lasciare il segno anche lui, più di quanto non abbia fatto nella sua seconda vita sportiva, a Interlagos, ma non c’è riuscito. Tre anni sfortunati hanno messo definitivamente fine alla carriera del più titolato pilota della storia di questo sport, e nessun attento osservatore può lasciare che oscurino oltre 20 anni di trionfi, battaglie, eventi memorabili. Guarda anche:

    E’ andata così per il Kaiser, speranzoso che gli amici di Stoccarda sarebbero riusciti a mettere insieme una vettura competitiva in tre stagioni. Annate fallimentari, non certo addebitabili al pilota, alla leggenda, a uno Schumacher comunque in grado di regalare sprazzi di classe. Il gran premio in Canada del 2011, la battaglia a Monza nello stesso anno contro Hamilton, la pole position conquistata sul campo a Montecarlo. Episodi che resteranno come lampi di un passato che non poteva tornare. I detrattori saranno lì, pronti con la tastiera, a ricordare anche i momenti di lucida follia come il duello con Barrichello in Ungheria nel 2010. Azioni anch’esse con una spiegazione, almeno per chi, nella mentalità del tedesco, riesce a immedesimarsi. Non ha mai contemplato il concetto della sconfitta, dell’essere inferiore a nessun altro in pista, Michael Schumacher. Ha dovuto scrivere un nuovo vocabolo in questi tre anni con la Mercedes e l’episodio del 2010 più di ogni altro è indicativo di come la cattiveria agonistica al rientro fosse immutata. E’ la fame del vincente, c’è poco da raccontare e criticare. Il muoversi sul filo sottile del regolamento, a volte superarlo, ma è anche così che dimostri la voglia di riuscire nello sport in cui sei passato da pilota a mito.

    senna schumacher copertina

    Ripercorrere tutta la carriera sarebbe impossibile, troppi gli episodi da narrare. Spesso gli è stato rimproverato di non aver avuto rivali all’altezza con i quali confrontarsi. La prematura scomparsa di Senna resterà l’unico eterno punto interrogativo su quale sarebbe stata la storia degli anni tra il 94 e il 97. Era tutto scritto, Ayrton sarebbe andato in Ferrari prima di terminare la carriera e dopo l’esperienza in Williams. Michael ancora in Benetton nel 1995 e chissà quel 96, anno del passaggio a Maranello. Il confronto si è appena delineato, stava per concretizzarsi, come sarebbe stato giusto. Sterile discutere su chi sia stato più grande, non resta che tributare i giusti riconoscimenti per quanto fatto in pista da entrambi.

    GALLERY: I MOMENTI DA RICORDARE DELLA CARRIERA DI SCHUMACHER

    Qual è il miglior Schumacher di questi 20 anni? Il pilota degli esordi? Quello che ha saputo creare una Ferrari imbattibile? Il dominatore senza avversari dei primi anni 2000? La perfezione di guida probabilmente l’ha raggiunta con la monoposto dei record, la Ferrari del 2004. Era arte pura vederlo armeggiare in qualifica variando la ripartizione della frenata curva dopo curva, qualcosa che manda in estasi gli amanti veri della Formula 1. Il volante come il pennello di un grande pittore. Quello è lo Schumacher forse al massimo livello dell’espressione tecnica, portata avanti anche nel 2006.

    E lo Schumi che ha emozionato maggiormente? Inevitabile risalire alle annate delle difficoltà, quando con monoposto palesemente inferiori riusciva a mettere lui i decimi assenti nella macchina. Il dominio di Spa Francorchamps nel 1998, quando sotto al diluvio dava distacchi da misurare con la clessidra, prima di venir eliminato da Coulthard. L’anno della prima vittoria in Ferrari, nel 1996 a Barcellona. Le lacrime di Monza 2000, quando eguagliò il record di vittorie dell’eterno riferimento: Senna.

    DERAPATE.IT E’ STATO A KERPEN AL KARTODROMO DI SCHUMI! GUARDA LA GALLERY!

    Ci lascia un libro di ricordi e memorie da sfogliare, numeri e record che saranno un duro metro di paragone per chiunque aspiri a diventare il migliore in assoluto. Oggi parliamo dei Vettel, degli Alonso, degli Hamilton. Campioni straordinari, potenzialmente in grado di arrivare e superare (in parte) quanto fatto da Schumacher, ma resta la convinzione che le imprese ottenute dal tedesco di Kerpen avranno quel qualcosa in più, quell’aura di misticismo, in grado di resistere nei cuori degli appassionati veri.

    schumi vettel

    Interlagos e il Gran Premio del Brasile 2012 sono stati molto diversi dal 2006. Allora si parlava più della rimonta epica più che del vincitore, oggi – sarà anche perché il rito del ritiro è un deja vu – il ricordo della leggenda è impalpabile, nonostante un settimo posto alle spalle del campione del mondo.

    In tanti, in troppi, hanno avuto la presunzione di dare consigli e suggerimenti a Schumacher in queste tre stagioni. Gli dicevano di andarsene, di non rovinare la sua storia di vincente collezionando magre figure. Il tedesco ha tenuto duro, sperando in un cambiamento di rotta della Mercedes, nel perfetto stile Schumacher, quello di chi si prefigge un obiettivo e fino al termine non molla e ci crede. Gli appassionati, i tifosi, saranno sempre grati per aver potuto anche solo illudersi di vederlo nuovamente al vertice e l’intero Circus ha beneficiato del suo rientro, quantomeno in termini mediatici.

    Non resta che tributare il giusto saluto e ringraziamento a Michael Schumacher, perché i segni lasciati dal mito resteranno ancora a lungo negli annali. Grazie Campione.