Un anno senza Niki Lauda, il campione di F1 che visse due volte

Il 20 maggio 2019 se ne andava Niki Lauda, una figura iconica del mondo della Formula 1 passata dagli anni in Ferrari, al terribile incidente del Nurburgring fino alla rivalità con James Hunt

da , il

    Niki Lauda

    Quella di Niki Lauda è un’assenza che fa rumore, esattamente come succedeva con la sua solo presenza nel box Mercedes che infondeva carica e grinta a tutto il team. Esattamente un anno fa perdeva la vita l’ex pilota austriaco, tre volte campione del mondo – due con la Ferrari e uno con la McLaren – dopo che era stato sottoposto a un trapianto di polmone e in seguito al quale si trovava ricoverato in una clinica privata di Vienna, la sua città natale. Un vuoto, a 365 giorni di distanza, che la Formula 1 non è mai riuscita a colmare: una figura iconica, resa immortale non solo dalle gesta sportive ma anche dal terribile incidente del Nurburgring, al quale riuscì a sopravvivere nonostante il rogo della sua Ferrari e la lotta tra la vita e la morte in ospedale.

    Gli inizi e l’approdo in Ferrari

    Niki Lauda
    Allsport UK /Allsport

    Austriaco di nascita e figlio di una famiglia di banchieri, la storia di Niki Lauda è di quelle da film. Per esordire in Formula 1, infatti, andò contro il padre pagando di tasca propria il suo esordio nelle serie minori fino ad approdare al massimo campionato sportivo dei motori, quella Formula 1 che aveva sempre desiderato. L’esordio non poteva che avvenire nel GP d’Austria, nel 1971 al volante della March, ma arrivò subito un ritiro. La svolta arriva nel 1974 quando la Ferrari lo chiama per tentare l’assalto al mondiale: un anno di adattamento, giusto il tempo per dire ad Enzo Ferrari che quell’auto era da buttare e presentarsi ai nastri di partenza della stagione 1975 con una vettura praticamente fatta su misura per lui. Fu un successo tanto che dopo un inizio di campionato senza successi, dal Gran Premio di Monaco Lauda ottenne cinque podi di fila: 4 vittorie e un secondo posto, conquistando un altro podio in Germania e nella gara di Monza, arrivando terzo, ottenendo la matematica certezza del titolo mondiale.

    Il terribile incidente del Nurburgring

    La prima vita di Niki Lauda, però, è destinata ad interrompersi con l’incidente del Nurburgring del 1° agosto 1976: in una stagione dominata, infatti, l’austriaco perse il controllo della sua vettura che prese fuoco con il pilota ancora al suo interno. Sul luogo dell’incidente arrivarono i primi piloti che, dopo secondi interminabili, riuscirono a liberarlo. Riuscì a salvarsi, ma rimase per sempre sfigurato a causa delle ustioni. Nonostante questo decise di tornare in pista, ad appena 42 giorni dal terribile incidente, per cercare di conquistare il suo secondo titolo mondiale. L’impresa non gli riuscì soltanto perché, nell’ultima gara della stagione al Fuji, sotto il diluvio, decise di ritirarsi consegnando di fatto il mondiale al suo rivale James Hunt. Si rifece l’anno, nel 1975, dopo vincendo il suo secondo titolo mondiale, ma i rapporti con Enzo Ferrari, dopo la gara del Fuji, si erano ormai incrinati tanto che Lauda lasciò la Rossa prima delle fine del campionato non disputando le ultime due gare.

    Il primo ritiro e il ritorno mondiale con McLaren

    Lauda e Prost

    Lasciata la Ferrari si accasò alla Brabham senza però ripetere quei successi che lo avevano reso famoso ritirandosi però nel 1979 dedicandosi alla compagnia aerea, la Lauda Air, che aveva fondato. Il richiamo della pista, però, fu troppo forte tanto che, nel 1982, è di nuovo ai nastri di partenza stavolta con la McLaren. Dopo due stagioni nelle quali ci furono più luci che ombre, però, ecco il 1984. Insieme al compagno Alian Prost, Lauda dominò la stagione arrivando a giocarsi il titolo all’ultima gara. La spuntò lui, per appena mezzo punto, un vantaggio che ancora oggi rappresenta il minor scarto mai registrato per l’assegnazione di un titolo. La missione era ormai compiuta, Lauda era riuscito ancora una volta a zittire le critiche di chi lo voleva ormai finito dopo il primo ritiro e nel 1985, decise di ritirarsi per la seconda volta, stavolta quella definitiva.

    Una vita da film quella di Niki Lauda tanto che, proprio sulla sua rivalità con James Hunt, è incentrata la pellicola “Rush”, ma non solo; l’austriaco, infatti, è stato probabilmente il primo pilota ad avere quella freddezza che oggi contraddistingue molti di quelli attuali, tanto da meritarsi il soprannome di “computer”, ma con un talento smisurato. Un personaggio non solo in pista, ma anche fuori, una figura carismatica che raramente si esimeva dall’esprimere la propria opinione. Un uomo senza misure, uno dei pochi in grado di sfidare direttamente Enzo Ferrari, il boss della Rossa, una figura che alla Formula 1 di oggi manca terribilmente e che, nonostante il suo impegno in Mercedes negli ultimi anni della sua vita, rimarrà per sempre legato ai colori della Ferrari. Così tanto da farsi seppellire, per sempre, con la tuta del Cavallino.