Ricordo di Jack Findlay, il Più Grande Corridore Privato del Mondo

Ricordo di JACK FINDLAY, il Più Grande Corridore Privato del Mondo

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    Jack Findlay, la Leggenda Vivente del Continental Circus, suo simbolo personificato, l’Ultimo dei Romantici, Il Più Grande pilota Privato del Mondo, questo eroe umile e modesto ma leggendario, immenso e mitico nei ricordi di tantissimi appassionati, ci ha purtroppo lasciato, ad appena 72 anni, andandosene per sempre il 19 Maggio 2007, in punta di piedi, in modo sommesso e discreto, come era nel suo stile.

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    La sua vita dedicata interamente al Motociclismo, attraverso vent’anni di durissime ed infinite competizioni sui circuiti e sulle strade di tutto il pianeta, passando per infortuni, dolori, fatiche, amarezze, rinunce di ogni tipo, sacrifici inenarrabili ma anche tante vittorie, soddisfazioni e gioie, costituisce un esempio splendido per noi tutti, e lascia una traccia indelebile, imperitura nella Storia del nostro Sport.

    E’ la luminosa e gloriosissima storia di un uomo che ha sacrificato tutto per la sua inestinguibile passione, il piacere di correre velocissimo in moto, di competere sempre e comunque, in sella alle macchine più diverse, senza badare al carissimo prezzo da pagare, guardando la Morte sempre in faccia, e senza alcuna paura.

    Pur avendo vinto un solo Titolo, anche se forse non un Mondiale in senso stretto, il grande, generoso, velocissimo “Jack the Fast”, che tante volte ho visto competere dal vivo, dovrà sicuramente e meritatamente essere ricordato come uno dei Più Grandi, oltre che dei più sfortunati ed incompresi, Piloti di Tutti i Tempi. Ho appunto avuto la fortuna di poter ammirare moltissime volte Jack correre dal vero e vi assicuro come guardarlo filare velocissimo fosse una autentica emozione, anche per l’aura di Gloria e Leggenda di cui la sua figura era già ammantata.

    Pilota di moto / Il più Grande Corridore Privato al Mondo / Cacciatore di primati / Tu sarai il più veloce / Ma io sarò dietro di te! Non mi vedi, Agostini? / Agostini……..Agostini……..Agostini……..Agostini……../ Oh si / Un giorno ti prenderò / Quando sono in giornata, sono il Più Grande Pilota Privato al Mondo. Sta calma, piccola / ti vedo aspettarmi sulla linea di partenza / Non aver paura, bambina, anche se potrebbe essere l’ultima volta Insieme formeremo una squadra vincente / Tutto il mondo mi guarda correre / e mi viene incontro terribilmente veloce / Il Cronometro divora la tua immagine / Il Cronometro è la tua vita / Il Cronometro è la tua donna / Ti rende coscente dei tuoi limiti / Esiste solo questo / Il Cronometro è il tuo Mondo / Il Cronometro è il tuo Mondo / Soltanto Tu e la tua Moto / Tu sei SOLO / Sei tutto solo / SOLO.

    Con questa pulsante, ipnotica, intensissima canzone dei Gong, “Blues for Jack”, si apre quello che resta il più affascinante ricordo filmato di un mitico Mondo Perduto, paradisiaco ed infernale insieme, quel “Continental Circus”, il bellissimo, romantico, certamente dilettantesco, ma proprio per questo splendidamente fresco e naive film di Jerome Laperrousaz che racconta le eroiche, donchisciottesche gesta dell’umile e povero pilota privato Findlay, nel 1968 arrivato brillantemente secondo – in sella alla sua modesta ma gloriosissima Matchless McIntyre Special monocilindrica – nel Campionato Mondiale delle 500 alle spalle di Agostini, attraverso tutta la successiva stagione di gare 1969 del Campione australiano, per ironia della sorte risultata invece di gran lunga la più disastrosa della sua lunghissima carriera, sempre alla vana rincorsa del velocissimo ed inarrivabile Principe Italiano, perennemente nella sua ombra, rassegnato ma mai domo, provato da una sequela infinita di cadute, infortuni e disavventure tragicomiche.

    Sebbene il film sia dedicato a Jack, chiunque l’abbia analizzato, o comunque visto più di una volta, non penso possa non rendersi conto come i VERI protagonisti di questo leggendario lungometraggio siano in realtà ALTRI: prima di tutto Agostini stesso, visto quasi come un invincibile cavaliere proveniente da un altra dimensione, lontano ed inarrivabile nella sua algida gloria, protetto e comodo nei lussi e negli agi di una vita da vincente pilota ufficiale, in un mondo di mezzi apparentemente infiniti, di tecnici, meccanici ed assistenti tutti al suo servizio, un pianeta distante anni luce da quello di Jack, squattrinato meccanico di se stesso, che si sposta di circuito in circuito alla guida di uno scassato ed antidiluviano van Ford, che ha tutta l’aria di essere una vecchia ambulanza dismessa.  

    Accanto a lui una donna eccezionale, altra grande protagonista del film, quella Nanou Lyonnard che ho sempre considerato, assieme a Soili Saarinen, coma la mitica, favolosa compagna ideale di ogni pilota: infaticabile ed affettuosa amante, amica, consigliera, ma anche meccanico, cronometrista, road manager, cuoca, infermiera.

    L’energica, materna ed inesauribile Nanou si staglia enorme, vera figura di riferimento in questa storia eroica, coraggiosa e crudele, dove la terza e forse più grande protagonista è la Morte stessa, che segue come un’ombra silenziosa e fedele i piloti e quasi ad ogni gara ne reclama uno, falciandolo via senza alcuna pietà, in una perversa strage che continua all’infinito.

    Non per nulla, il film si apre con un’impressionante, raggelante serie di cadute sulle piste e le strade di tutto il mondo e con le struggenti ultime immagini di Santiago Herrero, il mitico biondo pilota spagnolo che rilascia impacciato e sorridente, assieme alla giovanissima moglie ed al figlioletto, una timida intervista, filmata nel 1969, ed inserita subito prima della sequenza del suo mortale incidente al Lightweight IOM TT del 1970, l’anno dopo (il film esce infatti solo nel 71), fatto immaginare allo spettatore attraverso l’atterrita e disperata scena della consorte del Campione iberico che lo vede cadere a pochi metri da lei.

    Tutto il film è un susseguirsi di morti, di lutti e di ricordi di Campioni scomparsi, primo fra tutti il Grande Bill Ivy – di cui si ammira la penultima corsa ad Assen, dove con la velocissima e fatale Jawa 350 arriva secondo dietro ad Agostini – il Campione Inglese muore infatti proprio quell’anno in prova al Sachsenring poche settimane dopo – poi Bergamonti (la data della cui morte è errata, così come diverse altre cose, nel film, Angelo infatti muore a Riccione il 4 Aprile 71, NON l’11),Hartle, Steenson, altri rimpianti martiri di una inarrestabile sequenza cimiteriale e cadaverica, quasi irreale, da incubo.

    Tuttavia, qualora l’opera prima di Laperrousaz voglia essere un atto d’accusa ed una condanna senza appello nei confronti del Motociclismo agonistico, fallisce completamente nell’intento, perche alla fine quello che trionfa è il modesto, ma immenso, purissimo, granitico e mai domo spirito sportivo di Jack the Fast, che, pur perennemente ammaccato, indebitato e rassegnato al suo destino di Pilota Privato più Grande al Mondo, con la sua nobilissima, inestinguibile, disinteressata ed infinita passione per il mero piacere di correre e competere in moto riesce a colorare e coronare con una nota di ottimismo e di speranza tutta la vicenda, che infatti si chiude con la notizia della sua prima e sospirata Vittoria Iridata all’Ulster Grand Prix del 71 nella Classe 500, mercè la volontaria assenza del suo crudele, quasi astratto Alter Ego Vincente, il mitico e lontanissimo Principe Giacomo Agostini.

    Proprio da questa prima, meritatissima Vittoria Iridata di Jack parto per raccontarne la carriera agonistica, iniziata in realtà oltre dieci anni prima, visto che si tratta, incidentalmente, di un evento importantissimo per la STORIA del Motociclismo, dato che parliamo della PRIMA vittoria in assoluto di un DUE TEMPI in un Gp nella Classe Regina del Mondiale Velocità!

    Jack infatti vince la gara in sella ad una artigianale Suzuki privata bicilindrica, semplice, potente e leggera, raffreddata ad aria – costruita DA LUI STESSO assieme all’amico italiano Daniele Fontana, leggendario mago dei freni – derivata dalla stradale GT 500 Titan.

    Allora i due tempi nella Classe 500 potevano vincere solo per puro caso, in assenza della inarrivabile tricilindrica di Cascina Costa, ma questo evento, non a caso firmato dal Grande Findlay, segna una storicissima pietra miliare, visto che in pochi anni i due tempi avrebbero iniziato a dominare il Mondiale 500, e lo avrebbero fatto per i decenni a venire!

    Come tutti sanno, infatti, L’ULTIMA, storica vittoria di un quattro tempi nella Classe 500 fu siglata quel fatidico 29 Agosto 1976 da Giacomo Agostini (anch’egli al penultimo – e centoventiduesimo!! – successo iridato) su MV Agusta 500 4 cilindri sotto una pioggia intermittente alla terribile NordScheife del vecchio Nurburgring stradale (dove per ironia della sorte era iniziata la carriera nel Mondiale del giovanissimo Ago, molti anni prima), chiudendo così definitivamente una gloriosissima Era che si sarebbe riaperta solo moltissimi anni dopo, con l’introduzione nel 2002 della MotoGp 1000 a quattro tempi al posto della Classe 500, quale nuova Classe Regina del Mondiale Velocità.

    Il Binomio vincente di un pilota italiano su moto italiana si sarebbe poi ripetuto SOLO 27 ANNI DOPO, il 16 Giugno 2003, con il trionfo di Capirossi su Ducati MotoGp GP3 (quest’ultima appena alla SESTA corsa della sua carriera!) al Gp della Catanunya al Montmelò di Barcellona!

    Cyril John Findlay nasce il 5 Febbraio 1935 a Shepparton, un paesino della regione australiana detta Mooroopna, posto a circa 200 Km da Melbourne. La sua leggendaria, ferrea ed inestinguibile volontà di correre comincia dal suo stesso nome: prende infatti il nome di Jack da quello del padre (Jack, per chi non lo sapesse, per gli anglosassoni è comunque il diminutivo di John), di cui assume l’identità falsificando i documenti per poter ottenere la sua prima licenza di pilota, visto che non ha ancora l’età minima per gareggiare!

    Le prime corse sono infatti del 1950, ma otto anni dopo il nostro eroe si ritrova sposato ed impiegato in banca nello stesso villaggio natale, senza aver potuto ancora intraprendere quella carriera di pilota professionista che sognava fin da bambino, quando, appena decenne, vede una grande foto raffigurante un gruppo di moto da corsa in un pub del suo paese.

    Inseguendo caparbiamente il suo antico sogno infantile, Jack decide di trasferirsi oltremare, in Inghilterra, imbarcandosi con la moglie su un mercantile che in capo ad appena un mesetto lo porta a destinazione, dove trova subito lavoro a Birmingham prima alla BSA e poi alla Dunlop, come collaudatore di pneumatici.

    Subito risparmia alla morte per comprarsi due Norton Manx, una 500 ed una 350, con cui debutta nel Mondiale Velocità nel Luglio del 58 al Nurbugring, primo episodio di una carriera infinita che lo vedrà partente nelle varie Classi iridate, dalla 50 alla 500, per ben 21 stagioni consecutive!

    Jack entra così a far parte del Leggendario Continental Circus, occupando subito un posto autorevole nel clan maggioritario dei piloti anglosassoni, provenienti per lo più dai Paesi del Commonwealth Britannico, tra cui parecchi compatrioti Australiani, che un fine settimana dietro l’altro si sposta incessantemente con mogli e figli al seguito di circuito in circuito, sempre alle prese con pesanti debiti, problemi inenarrabili e premi partenza che neanche coprono le spese per la gara successiva, in una girandola di epiche avventure tutte all’insegna della più pura passione per le corse.

    Questa vita durissima e spietata risulta alla fine insopportabile per la giovane moglie, che preso con sè il figlioletto primogenito torna in patria abbandonando l’attonito Jack…….che per dimenticare questo grandissimo dolore non trova di meglio che tuffarsi con rinnovato slancio nella sola cosa che conti veramente per lui, le corse in motocicletta! Penso che da questo episodio privato della vita di Findlay si possa veramente capire completamente e fino in fondo la grandissima, inesauribile, invincibile e suprema passione per il Motociclismo Agonistico dell’asso australiano, che davvero risulta assolutamente insuperata nella Storia del nostro Sport.

    Ricordare tutte le moto con cui Jack abbia corso è praticamente impossibile, tante e così diverse queste risultano: Findlay nel corso degli anni guida di tutto, dalla piccola Bridgestone 50 due tempi alle monocilindriche inglesi Norton, Matchless e AJS quattro tempi, dalla pericolosissima Jawa 350 V4 due tempi che uccise Ivy (e che quasi fa fuori anche lui, cosa ben documentata nel film di Laperrousaz!), alle classiche bicilindriche a due tempi Yamaha 250 e 350, alla monocilindrica due tempi Bultaco TSS 250, alle italiane Aermacchi e Linto e le special artigianali Suzuki 500 (su cui come detto prima vince il PRIMO GP della carriera all’Ulster) e JADA 500 bicilindrica due tempi sempre motorizzata Suzuki Titan Daytona costruite da lui stesso assieme al suo grande amico e geniale mago dei freni Daniele Fontana (l’acronimo JADA deriva proprio dall’unione delle lettere iniziali dei nomi propri dei due! L’altra bellissima creazione di Daniele, ovvero la Cardani 500 tre cilindri quattro tempi bialbero, rimase un puro e sperimentale esercizio di bravura e non fu portata MAI in pista), dalla bellissima Moto Guzzi 750 Sport (prendendo il posto di Saarinen, che l’aveva provata a Modena, ma poi rifiutata), fino alle Suzuki TR 500 e TR 750, ed all’estrema – per l’epoca - e velocissima Yamaha TZ 750, passando appunto alla Storia anche e soprattutto per le sue leggendarie VERSATILITA’ E FACILITA’ DI GUIDA.

    Jack alla fine degli anni 60 partecipa sovente a TRE Classi in un solo giorno e nel medesimo Gp, alternandosi spesso, ad esempio, in sella ad una Yamaha TD 250 biclindrica a due tempi e sulle Aermacchi 350 e Matchless McIntyre 500 monocilindriche a 4 tempi senza sforzo apparente, con appena il tempo di scendere da una moto per precipitarsi, sempre seguito, aiutato e scortato dalla fedele Nanou, alla partenza con un’altra! Il tutto, ovviamente, fungendo anche da facchino e meccanico di se stesso, e con la compagna a far da cronometrista e segnalatrice ai box!!

    Che dire di una simile, ammirabilissima, meravigliosa, epica e gigantesca volontà di correre? I piloti odierni, i viziati ragazzi già miliardari a diciott’anni di oggi, sarebbero capaci di fare altrettanto? Non so voi, ma io ne dubito alquanto……..

    Nella sola Classe Regina, dove resta tutt’ora il Recordman Assoluto per numero di partenze, gareggia senza interruzione per 21 stagioni consecutive dal 58 al 78, col miglior risultato nella già citata, magica stagione 68, in cui è Secondo Assoluto con la sua modesta e mitica monocilindrica Matchless McIntyre Special dietro al siderale Agostini, splendido risultato preceduto dal già ottimo Terzo posto del 66 e dai Quinti posti del 67, 71, 73 e 74!

    In questi ultimi due anni, dopo più di quindici stagioni da poverissimo privato, Jack, ormai sulla soglia dei quarant’anni, veste finalmente (assieme al nostro bravo Guido Mandracci, al cui ricordo mando qui un deferente omaggio) i tanto vagheggiati panni del Pilota Ufficiale, correndo per la Suzuki Saiad Italia che gli mette a disposizione le sue due tempi, la bicilindrica TR 500 ad acqua (sempre derivata dalla stradale Titan) e la grossa TR 750 (XR11 Daytona) tre cilindri, anch’essa derivazione della GT 750 di serie - una moto che conosco bene, avendoci corso anch’io nelle gare per moto d’epoca – con cui arriva Secondo – e solo per pura sfortuna, causa una caduta nella gara decisiva – nel Mondiale 750 del 74 (allora denominato Trofeo FIM 750) dietro all’astro nascente Barry Sheene in sella alla stessa moto.

    E’ pero con la leggera ed agile TR 500 che Jack coglie forse il più prestigioso risultato della sua carriera, quella storica ed epica Vittoria nel Senior IOM TT del 1973 che senza dubbio resta il suo capolavoro come corsa singola. Il fatto che se la aggiudichi nel primo anno del boicottaggio della “Corsa Più Pericolosa del Mondo” da parte di Agostini, Read ed altri Grandi piloti del Circus NON deve ingannare: gli assenti del resto hanno sempre torto e Jack con grandissimo coraggio domina il Mountain dell’Isola di Man a medie record per una bicilindrica, compiendo una splendida impresa – tanto più significativa considerando il non eccezionale mezzo che cavalca – che rimarrà negli annali della Storia del Motociclismo anche per il fatto che si tratta della PRIMA vittoria in assoluto dei pneumatici Michelin (che lo stesso asso australiano ha grandemente contribuito a sviluppare) in un Gp Mondiale! Inoltre, questa rimarrà l’unica, storica Vittoria Iridata per la Suzuki TR 500 Ufficiale bicilindrica raffreddata ad acqua.

    A chi gli chiede – implicitamente rimproverandogli la sua partecipazione – perchè abbia corso lo stesso, Jack orgogliosamente rivendica la sua coerenza, rimarcando come lui al TT abbia sempre corso, e sempre continuerà a farlo, senza ipocrisie di sorta volte a tradire la Corsa più Bella del Mondo, e dichiarando inoltre come lui corra anche e soprattutto per mangiare, non potendosi permettere quindi di saltare delle corse per il semplice fatto che siano considerate troppo pericolose, velatamente ipotizzando – e quindi in realtà mettendo drammaticamente in evidenza – come le VERE ragioni del boicottaggio, almeno quel primo anno, non fossero tanto legate alla sicurezza, quanto invece alla estrema povertà dei premi partenza (sia in assoluto, sia se paragonati a quelli degli altri Gp Mondiali), e dunque prettamente economiche!

    Lo IOM TT, aggiunge poi Findlay, NON è affatto più pericoloso di altri tracciati stradali, a torto ritenuti più sicuri, SE affrontato con le dovute umiltà, capacità e consapevolezza, diventando così per antonomasia l’eroe ed il difensore dell’Isola.

    Il sospirato Titolo Mondiale di Jack arriva soltanto nel 1975, quando l’australiano trionfa nel Mondiale 750, battendo assi del calibro di Cecotto, Sheene, Baker, Roberts, Agostini e tantissimi altri grandi Campioni dell’epoca, in sella ad una privatissima Yamaha TZ 750, ed invero questo attesissimo Titolo, conquistato dal Pilota Privato per eccellenza su un mezzo altrettanto non ufficiale, rappresenta in modo perfetto e magistrale tutta l’umile, ma risoluta e grandissima carriera di questo leggendario attore del Continental Circus, suo eterno simbolo personificato.

    Il trionfo dell’umile ma valorosissimo Jack è così meritato che i lettori della rivista inglese MCN lo eleggono giustamente Pilota dell’Anno, preferendolo addirittura all’eroe nazionale Barry Sheene, che appunto Findlay batte nella classifica finale del Campionato Mondiale 750 di una sola lunghezza, prendendosi così una splendida rivincita sulla delusione patita (ad opera proprio dell’inglese) nel 74.

    La terza ed ultima vittoria nel Mondiale 500 di Jack risale al 77, sua penultima stagione iridata, quando al Gp Austriaco del Salzburgring i migliori piloti si rifiutano di prendere il via nella Classe Regina a causa delle insufficienti condizioni di sicurezza del tracciato, che nella gara delle 350 avevano portato alla morte del pilota svizzero Stadelmann e alle cadute di Cecotto, Uncini, Fernandez e Braun.

    Così, il vecchio leone del Continental Circus può imporsi sul lotto dei quattordici partenti, regolando agevolmente Wiener e George e facendo segnare anche il giro più veloce.

    Anche in quest’occasione, ai saccenti critici che, quasi avesse rubato qualcosa, gli rimproverano la sua partecipazione alla gara, Jack risponde seraficamente ( e sarcasticamente, aggiungo ) che gli scioperi per la sicurezza sono una cosa bellissima e lodevole, ma che li ha sempre lasciati fare a chi se li poteva permettere, perchè lui coi premi partenza ci doveva mangiare, nonchè pagare i meccanici ed i pezzi di ricambio.

    La formidabile, inimitabile carriera di Jack Findlay corridore finisce nel 1978, esattamente vent’anni dopo il suo esordio iridato, subito dopo la sua partecipazione al Bol d’Or, e con essa termina anche il suo affettuoso rapporto con l’altrettanto mitica Nanou Lyonnard.

    Però, un simile patrimonio di esperienza non può certo rimanere inutilizzato, e così gli anni seguenti vedranno il nostro Eroe ancora impegnato nell’ambiente delle corse, vero motivo dominante di tutta la sua vita, dapprima alla Michelin, dove torna ad occuparsi di pneumatici, e poi col prestigioso incarico presso la Federazione Motociclistica Internazionale FMI, dal 1992 al 2001, come Direttore della Commissione Tecnica del Motomondiale. Davvero, era letteralmente impossibile trovare qualcun altro più degno di Jack per un simile posto direttivo!

    Dopo il 2001, Jack si ritira a vivere in Francia, alle prese con problemi polmonari, cui alla fine deve soccombere lo scorso Maggio.

    L’asso australiano ironicamente diceva che, secondo lui, il suo enfisema era dovuto a tutti i vapori di benzina che aveva inspirato nel corso della sua lunghissima carriera.

    Noi tutti lo ricorderemo come la personificazione perfetta, ideale della più pura passione per le corse, e per la sua grandissima Classe di Pilota.

    Se non vinse quanto avrebbe meritato, ciò fu UNICAMENTE dovuto alla palese inferiorità dei mezzi che ebbe a disposizione.

    Secondo chi scrive, non è MAI esistito, in tutta la Storia del Motociclismo, un pilota migliore e più versatile del Grande Jack Findlay, proprio come Classe Pura.

    Per questo, e per la sua intera vita totalmente consacrata ai più alti ideali di sportività, che trascendono i confini del solo sport motociclistico, la sua perdita è assolutamente irreparabile. Non potrà, molto semplicemente, MAI esserci più alcuno come Lui.

    Addio grandissimo, simpaticissimo Jack the Fast, mitico eroe oscuro, modesto ma gigantesco, unico e vero Don Chisciotte del Motociclismo.

    Tu non ci sei più, ma la Tua Leggenda, che già ti ha ammantato ed accompagnato in vita, ora è ancora più grande.

    DONOVAN

    Foto: Google.it