Rubens Barrichello: minacciato dalla Ferrari

Rubens Barrichello mantiene fede ai suoi propositi bellicosi nei confronti del Cavallino e dichiara polemicamente che in Austria nel 2002 quando fu costretto a lasciare la vittoria a Michael Schumacher la Ferrari lo minacciò di licenziamento se non avesse rallentato

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    “O fai passare Schumi o rivedremo il tuo contratto”. Come anticipato nelle settimane scorse, Rubens Barrichello svuota il sacco e racconta uno scomodo retroscena del suo periodo Ferrari quando, nel GP d’Austria del 2002, furono usati tutti i mezzi possibili da parte del muretto Rosso per convincerlo a cedere la vittoria al suo caposquadra.

    OBBEDISCO. “Ho preso la penultima curva deciso a non lasciarlo passare - ha spiegato il brasiliano – a quel punto loro hanno detto che io dovevo ripensare al mio contratto. Quello per me e’ equivalso a un ordine. E’ meglio sollevare il piede dall’acceleratore o altrimenti rischiare di essere mandato via?”.

    BRAWN E TODT. Comunque la si veda, l’occasione è buona per mettere alcuni puntini sulle “i”. Iniziamo da coloro i quali pensano che Ross Brawn e Jean Todt siano stati dei geni e che, senza di loro, la Ferrari è destinata ad altri 20 anni di lacrime e sangue. Proprio loro, quelli che ad ogni sconfitta del Cavallino mettono in croce Stefano Domenicali e tutto il nuovo gruppo di lavoro, non dovrebbero dimenticare la porcata messa in scena quel giorno dai due capi di allora. Sia chiaro, la mia critica va solo ai modi e non alla sostanza. Sono ancora convinto che una squadra debba avere il diritto di chiedere ai propri piloti qualunque sacrificio in onore del bene supremo: la conquista di entrambi i titoli mondiali. A Zeltweg, però, le cose potevano essere fatte in modo meno plateale o, addirittura, vista la superiorità della F2002 lasciar pure Schumacher al secondo posto. Ma col senno di poi son bravi tutti…

    SCHUMACHER. Il caso-Barrichello serve anche per dare una lezione di storia a quelli che, invece, credono che Schumacher sia stato un eroe pompato, gonfiato, stramaledettamente sopravvalutato che con l’aiuto di chissà quale mafia occulta è riuscito – per contratto – a far andare piano tutti i suoi colleghi. I numeri parlano da soli. L’ottimo driver brasiliano è riuscito in 6 anni a fare meglio del sette volte iridato appena una manciata di volte. Fosse stato alla pari del tedesco, avrebbe fatto come Alonso nel suo anno alla McLaren: vale a dire avrebbe lottato con il suo compagno di squadra nonostante il box contro e poi se ne sarebbe andato sbattendo la porta. Subito. C’è di più: valutare Schumacher soltanto dai suoi anni di coabitazione con il paulista è assurdo. Il tedesco, come un Vettel o un Hamilton di adesso, ha castigato sin dal suo debutto tutti quelli che si è trovato di fianco senza distinzione di età, palmares ed esperienza. Se volete dare un’occhiata alle doti del sette volte iridato prendete la sua carriera dal 1991 e non dal 2000! Vedrete che anche la convivenza con Barrichello, vista dalla prospettiva giusta, avrà tutto un altro significato. Giudicarlo solo nel periodo in cui ha avuto la miglior macchina del lotto, non è facile: è sbagliato.