Schumacher, un finale “vero”…

da , il

    Schumacher, un finale “vero”…

    Diciamolo subito. O non esiste qualcuno che scrive i GP a tavolino e decide chi deve vincere e deve perdere. Oppure, se c’è, non tifa per Schumacher e la Ferrari.

    Ma che finale è stato? E’ stato un finale maledettamente vero. Reale. In tutti i sensi. Però brutto, come nessuno sportivo avrebbe voluto.

    Lo dico, va bene anche così. Ci voleva uno shock, non un addio al miele: era forse questo l’unico modo che avevamo per CAPIRE davvero quello che stava succedendo.

    Schumacher lascia la F1 e non ritornerà. La sensazione più grossa è che si tratti di un errore, di una decisione prematura. Ed è questo che fa aumentare la tristezza dei ferraristi, già impegnati nel difficile compito di non sentire la sua mancanza. Una tristezza cominciata a Suzuka e lungamente mossa nelle due settimane conclusive passando da problemi tecnici, ruote bucate, rimonta-accresci-rimpianto e finale inglorioso.

    Volevamo una corsa da “incorniciare” letteralmente. Da far vedere ai nipotini o da tenere nel libro dei ricordi. Pur di non ammettere che è stata un disastro ci lustriamo gli occhi ancora di fronte a quei meravigliosi sorpassi. Sono quelli l’ultimo saluto di Schumi. Ma non è SOLO con quelli che dobbiamo ricordarlo.

    Voglio andare controcorrente. La rimonta è stata spettacolare, sì. Ma la Ferrari era davvero un missile e probabilmente anche altri piloti sarebbero stati in grado di fare esattamente quello che ha fatto il Kaiser.

    Non sbagliamoci, perciò. Quello di Interlagos è solo un “pezzo” del campione. Per i suoi successi hanno contato ancor di più dei sorpassi, la dedizione al lavoro, la serietà, la professionalità, la grinta, l’impegno, la lealtà e – soprattutto – la velocità. Più veloce di tutti. Da sempre, non da quando alla Ferrari ha avuto trattamenti privilegiati (e chi non privilegerebbe un tale fenomeno?).

    Tutti siamo rimasti un po’ stupiti perché lo sport raramente ci aveva mostrato questo genere di cinismo. In questi casi, come era avvenuto – ad esempio – a Monza, c’è sempre una particolare magia nell’aria che fa andare tutto per il verso giusto. Non è stato così, stavolta. E, alla faccia delle opinioni altrui, diamo retta alle nostre prima di tutto. Schumacher mancherà. Mancherà a tutti. Terribilmente.

    Per scacciare questa sensazione c’è solo un rimedio. Si chiama vittoria.

    In questo senso i due ragazzi promettono bene. C’è da affidarsi a loro e a questa nuova Ferrari.

    Basta avere un po’ di pazienza… qualche mese. Ed un’altra era sarà già alle porte.