SESSANTACINQUE + 1!

SESSANTASEI pole position

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    SESSANTACINQUE + 1!

    SESSANTASEI pole position. L’ultimo record: il recordo inutile.

    Anche lì, adesso c’è solo lui! Pochi erano i dubbi che questo traguardo non fosse alla sua portata. Vogliamo ricordare, però, che questa era una cifra che solo qualche anno fa sembrava ancora l’UNICA inarrivabile. Inarrivabile anche per lui.

    Michael Schumacher, invece, ce l’ha fatta. Per una coincidenza del destino il fatto è avvenuto nel luogo dell’ultima pole di Senna.

    Diciamo che se il pilota di San Paolo non se ne fosse andato prematuramente, nessuno avrebbe potuto raggiungerlo. Ma questo pare sia il dettaglio meno rilevante. Non è certo stato quel record a rendere più lucente un mito che brilla per ben altri motivi. E non cambierà certo niente adesso che il record non è più suo.

    Un record inutile, dicevamo. Inutile a Senna perché, nel suo caso, non sono mai stati chiamati in causa i numeri per rendere l’idea del campione. Sarebbe stato superfluo e fuori luogo. Nel suo caso le vittorie e le pole sono solo sembrate la logica conseguenza del fatto che fosse semplicemente il migliore.

    Record inutile, però, anche per Schumacher perché lui, invece, i numeri ce li ha già TUTTI dalla sua parte. Se si esclude Juan Manuel Fangio (altra epoca, altra pasta, altra storia…) e si prende il pilota più vincente di tutti i tempi dopo il tedesco, ci accorgiamo che i suoi numeri sono a malapena la metà di quelli del “Kaiser”.

    Per cui riteniamo che vada bene così. Va bene che Schumi si prenda ciò che gli spetta e che Senna resti comunque ciò che è stato.

    Va bene che la Formula 1 continuino a farla gli eroi e non i numeri e va bene che si continuino ad intitolare piazze a dei folli, che magari hanno vinto solo 6 gare e fatto solo 2 pole position, ma che nessuno mai dimenticherà.

    Come quelle gemme, preziose perché rare, sono le vittorie e gli uomini che le hanno ottenute.