Valencia MotoGp 08: bilancio finale di un’anomala stagione

Commento alla stagione della Motogp 2008 dopo l'appuntamento conclusivo di Valencia dove Casey Stoner ha ottenuto l'ennesimo successo stagionale

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    Valencia MotoGp 08: bilancio finale di un’anomala stagione

    L’ultima puntata di questa lunghissima, anomala e sconcertante Saga MotoGp 2008 ha visto il prevedibile trionfo di un irraggiungibile Stoner, che sebbene menomato nel fisico, ma non certo nel morale, ha saputo suggellare nel migliore dei modi questa amara e sfortunata stagione, e nello stesso tempo pensionare degnamente la sua Ducati GP8… …con un prepotente e perentorio successo annunciato in solitario – ripetendo del resto brillantemente quanto già fatto a Phillip Island – che mi ricorda molto il modo in cui ben 42 anni fa Agostini congedò con lo stesso splendido risultato, nel velocissimo circuito stradale di Spa-Francorchamps inondato di pioggia, la gloriosissima MV 500 4 cilindri vecchio tipo (18 volte iridata tra 9 Titoli Piloti – di cui 4 con Surtees, 1 per mano di Hocking e 4 ad opera di Hailwood – ed altri 9 Marche) con la sua ultima vittoria Mondiale nella gara finale e conclusiva della sua inimitabile Storia sportiva, in quello stesso Gp del Belgio 1966 che vide anche la fine cruenta della formidabile carriera del sei volte Iridato Jim Redman, causa il terribile incidente di cui fu vittima a bordo della tremenda e famigerata Honda RC181 che continuò però la sfida alla nuova MV 500 Tre del Campionissimo con il suo immenso rivale Mike The Bike Hailwood, costringendolo ad un inaspettato quanto inaudito impegno in ben tre Classi.

    Allora, dove eravamo rimasti?

    Per impegni professionali, oltre che per problemi tecnici, non ho potuto commentare gli ultimi Gp, e di ciò mi scuso coi lettori. Tuttavia, non posso certo esimermi dallo scrivere di Valencia, anche per tracciare un bilancio di questo anomalo Campionato MotoGp 2008.

    Come tutti hanno visto, Rossi alla fine lo ha vinto per PURA FORTUNA, approfittando sia degli infortuni che delle disgrazie tecniche altrui.

    Infatti, TUTTI E TRE i suoi più quotati avversari sono ad un certo punto del campionato rimasti vittime di seri infortuni, dovuti sia a cadute (più volte Lorenzo, una volta Pedrosa), sia al riacutizzarsi di vecchie fratture (Stoner). Vale ha quindi semplicemente e comodamente approfittato della favorevolissima situazione ed ha svolto il suo compitino diligentemente, stante anche il fatto che, a parte i suoi tre principali avversari citati – Stoner ovviamente in primis – non rimanesse assolutamente nessuno in grado di impensierirlo tra tutti gli altri piloti in campo. Hayden è certamente un ottimo pilota ma sappiamo bene come anche quest’anno (secondo un trito copione HRC ormai vecchio di anni) non abbia MAI avuto per le mani – tranne forse che ad Indianapolis – lo stesso materiale di Pedrosa, e che dunque neppure Kentucky Kid fosse in grado di contrastare in qualche modo Rossi sottraendogli punti iridati.

    Inoltre, la spaventosa crisi tecnica che ha attanagliato la Ducati Ufficiale per ben SETTE Gp, da subito dopo Losail fino al liberatorio trionfo di Donington, ha purtroppo tarpato irrimediabilmente le ali all’incolpevole Stoner, che senza questo terribile handicap avrebbe CERTAMENTE RIVINTO il Campionato in assoluta scioltezza.

    Sfortunatamente, il complesso sistema di software che sovraintende al perfetto funzionamento dei condotti di aspirazione a risonanza variabile della GP8 ha richiesto decisamente TROPPO tempo per essere messo a punto. Come se non bastasse, anche le gomme – e dunque LA BRIDGESTONE STESSA, sia che la cosa fosse intenzionale oppure no – hanno TRADITO l’asso australiano per varie volte, a cominciare da Le Mans, dove, ben prima dell’abbandono per rottura dell’albero motore, la spalla destra del suo pneumatico anteriore si disintegrò completamente dopo cinque giri, per continuare poi negli episodi emblematici di Misano e Brno, dove al povero Casey gli ineffabili tecnici giapponesi hanno propinato due letali saponette al posto delle gomme anteriori!

    Il VERO turning point del campionato è stato, nonostante tutto quanto successo prima (gli infortuni, la pazzesca e lunghissima crisi tecnica della GP8, le criminali e sempre clamorosamente impunite scorrettezze di Rossi a Laguna Seca), proprio questa atroce indifferenza, codesta assurda trascuratezza, per non dire di peggio (con Vale di mezzo, lo scorretto par excellence, l’imbroglione per antonomasia si sente, chissà perchè, SEMPRE una gran puzza di bruciato……..:) da parte di codesti immemori ed ingrati gommari giapponesi, proprio nei riguardi del Campione che elevandoli da una pluriennale mediocrità li aveva gloriosissimamente innalzati l’anno scorso agli assoluti vertici Mondiali del nostro Sport.

    Contro tutti questi schiaccianti ed imprevedibili elementi negativi, nonostante tutte le pazzesche avversità, in ogni caso sempre coraggiosamente affrontate, il Campionato di Stoner, con ben SEI successi all’attivo, è comunque stato qualcosa di assolutamente epico, da incorniciare nonostante il secondo posto finale. La superba e purissima Classe di Casey, sempre sfoggiata con sicurezza anche in quest’anno sommamente sfortunato e da dimenticare in fretta, si è dimostrata sempre di più il vero ed UNICO punto di forza del Team Ducati Ufficiale – cui oltre alle enormi difficoltà tecniche sofferte nella prima parte della stagione è mancato clamorosamente l’apporto di Melandri, quest’anno al più nero episodio della sua peraltro piuttosto deludente carriera – e costituirà anche in futuro la premessa indispensabile per la sicura riconquista del Titolo Mondiale Piloti da parte della piccola e coraggiosa Casa di Borgo Panigale.

    A proposito di Ducati, la scelta di dispiegare il prossimo anno un totale di ben CINQUE moto tutte ugualmente ufficiali, tra Squadra A e B, e quella indipendente di Gibernau, risulta certamente ambiziosa, ma al contempo anche pretenziosa ed in definitiva assai difficilmente comprensibile, specie alla luce delle enormi difficoltà tecniche patite nei primi cruciali otto Gp della stagione, Losail a parte, che in definitiva sono costate alla fine addirittura il Titolo Mondiale all’incolpevole Stoner.

    Non vorrei proprio che in quel di Borgo Panigale si finisca in questo modo per fare il passo BEN più lungo della gamba, con troppa carne al fuoco e troppo pochi soldi a disposizione, col fondatissimo rischio di disperdere fatalmente energie, attenzioni e risorse preziosissime (e NON certo inesauribili), distribuendole inefficacemente tra troppe moto in campo. Spero davvero di sbagliarmi, ma ne dubito fortemente.

    La VERA notizia da commentare oggi è tuttavia lo storico, amaro e mai abbastanza vituperato abbandono del Motomondiale da parte della Michelin, una delle principali protagoniste del nostro Sport negli ultimi 35 anni. La prima vittoria di questa Casa in un Gp della Classe Regina risale infatti al Senior IOM TT del 73, quando l’eroico Jack “The Fast” Findlay vinse la corsa più bella, famosa e pericolosa del mondo portando per la prima volta al successo i pneumatici di Clermont Ferrand in sella alla Suzuki TR 500 bicilindrica ufficiale raffreddata ad acqua, anch’essa al primo (ed ultimo!) successo iridato.

    Da allora, la gloriosissima Casa francese si è aggiudicata centinaia di Gp, e decine di Titoli Mondiali, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo delle moderne coperture da competizione, e, di riflesso, anche delle gomme da strada.

    Il progresso nelle competizioni infatti prima o poi si riversa SEMPRE nella produzione di serie, e proprio per questo va ribadito ancora una volta come il costante e progressivo rinnovamento tecnico possa svilupparsi SOLO in presenza di una diretta e sana competizione verso altri concorrenti.

    In regime di monopolio, infatti, la corsa alle innovazioni si arresta completamente, dato che il monopolista non sente più il pungolo della concorrenza. Anzi, sono possibili invece arretramenti, come quelli che già si vedono all’orizzonte: la Bridgestone infatti è intenzionata a proporre un’economica gommina unica, modello tuttofare, all weather, con la quale i tempi sul giro si alzeranno paurosamente e la sicurezza stessa dei piloti potrebbe non essere più garantita in condizioni atmosferiche estreme. Davvero qualcuno potrebbe essere contento di questo?

    In effetti, di questo passo andremo semplicemente incontro ad un assurdo svilimento delle prestazioni delle moto, e dunque dei contenuti tecnici stessi della Classe Regina.

    Pertanto, è evidente come solo dei perfetti stolti possano gioire alla triste notizia della creazione del regime del monogomma Bridgestone a partire dalla prossima stagione 2009. In realtà, questa è semplicemente una delle più gravi sciagure che MAI siano accadute nella Storia del nostro Sport negli ultimi decenni – paragonabile in tutto all’abbandono negli anni 60 delle competizioni da parte della Avon, che cosi lasciò alla rivale Dunlop il quasi completo monopolio dellla fornitura dei pneumatici nel Mondiale Velocità, potendo quindi imporre le sue mai abbastanza criticabili gomme a pera, invise a buona parte dei corridori – e ne subiremo per molti anni le nefastissime conseguenze. Aspettare, per credere.

    Davvero, occorre solo sperare che questa sia solo una perniciosa e sfortunata parentesi, quanto più breve e temporanea possibile, nella gloriosa Storia del Motociclismo, da sempre espressione di VERA competizione a TUTTI i livelli. L’AUTENTICA, ultima ragione delle corse, fin dagli albori del Motorismo Agonistico, lo ripeto ancora, è sempre stata proprio lo stimolare e l’accelerare il progresso e le innovazioni tecniche, che, dopo il cimento e la sperimentazione estremamente selettivi nelle gare, possano essere finalmente riversati nella produzione di serie. In mancanza di tale costante progresso, dato solo dalla serrata concorrenza reciproca tra Marche differenti, tanto varrebbe smettere di correre.

    Il Mondiale MotoGp 2009 dunque si preannuncia già minato alla base nei contenuti tecnici e nelle aspettative generali da questa pesantissima cappa, codesta spada di Damocle costituite dal triste regime di monopolio giapponese nel campo importantissimo e cruciale delle coperture. Spero solo che le nuove moto in campo, a cominciare dalla rivoluzionaria (per le rigide tradizioni Ducati) GP9 dal telaio parzialmente in carbonio possano risvegliare l’ambiente della MotoGp da questa cupa atmosfera generale di anacronistica semplificazione e di arretramento tecnico in cui sembra già essere quasi irrimediabilmente piombato.

    Sarà anche interessante vedere già nelle prove invernali l’ambientamento dei piloti nei nuovi rispettivi teams, ma non aspettatevi miracoli: i veri protagonisti del 2009 saranno sempre i quattro primi classificati in questa stagione, col solo possibile inserimento di Dovizioso, che comunque, statene pur certi, dovrà certamente subire come già perennemente capitato per lunghi anni ad Hayden gli stessi assurdi (ed indubbiamente sadomasochisti) favoritismi della HRC nei confronti del mediocre nanerottolo iberico che in realtà ha sempre puntualmente deluso le sue aspettative. Contenta lei……..:)

    Il campionato di Pedrosa, infatti, è risultato ancora una volta incolore e del tutto simile a quello degli anni scorsi, tutto basato sulla regolarità più pedissequa, ma sempre privo di sprazzi di vera Classe, se si escludono le prevedibili prestazioni sui circuiti casalinghi. Sarebbe bene che la HRC prendesse finalmente atto della assoluta incapacità di questo pilota a puntare credibilmente alla conquista del Titolo Mondiale MotoGp, impresa invece clamorosamente riuscita al team mate Hayden (nonostante gli inenarrabili, innumerevoli, velenosi intoppi e sabotaggi messi in atto contro di lui dalla sua stessa squadra, nonchè da Pedrosa medesimo!), che infatti lascia senza rimpianti quell’autentica cage aux folles chiamata HRC forte di questo prestigiosissimo risultato che illumina tutta la sua carriera. Sarà molto interessante vedere l’adattamento del bravo Kentucky Kid – che già ai primi assaggi si preannuncia davvero promettente – sulla GP9, una moto terribilimente ostica ed idiosincratica che nelle versioni precedenti ha messo in crisi praticamente tutti i piloti che abbiano avuto il privilegio di correrci, ovviamente ad eccezione di Stoner (e forse pure del vecchio leone Barros), ridicolizzando ad esempio non solo un pilota tutto sommato mediocre come Melandri ma in buona misura anche Capirossi, ovvero proprio colui che poteva vantare un preziosissimo ed esclusivo quinquennio di esperienze sulle varie Desmosedici di Borgo Panigale.

    Lorenzo, l’altro outsider iberico, ha esordito quest’anno in MotoGp in maniera semplicemente magistrale, centrando tre pole consecutive e vincendo appena alla terza gara all’Estoril. Se il suo bilancio finale non ha mantenuto quanto promesso, ciò è dovuto esclusivamente ai troppi infortuni patiti per cadute tutto sommato evitabili, che lo hanno fortemente limitato ancor più psicologicamente che dal punto di vista strettamente fisico.

    In assenza di questi deprecabili infortuni, il Majorchino avrebbe tranquillamente puntare al Titolo già in questa stagione di esordio assoluto, anche perchè è apparso subito chiaro, fin dai primi Gp di questa stagione, come quest’anno la M1 fosse di gran lunga la moto complessivamente migliore del lotto.

    Fra l’altro, Jorge ha meglio di chiunque altro – assieme a Dovi ed Hayden – saputo dimostrare come le Michelin NON fossero affatto inferiori (anzi!) sull’asciutto rispetto alle rivali giapponesi, vergognoso disastro climatico di Laguna Seca a parte, e la sua leale fedeltà – anche qui assieme a Nicky, la cui serietà e coerenza sono risultate assolutamente esemplari nel mantenere fede al contratto stipulato dalla HRC con i francesi, di cui Puig ha fatto invece carta straccia – a questa Casa è assolutamente da rimarcare contrapponendola all’antisportivo e vigliacco comportamento voltagabbana del suo piccolissimo (anche in senso morale) connazionale.

    Per lui, l’augurio di fare meglio il prossimo anno, quando sicuramente saprà migliorare il quarto posto finale di questa stagione. A proposito, sembra che Jorge abbia abbandonato definitivamente il fido numero 48, causa la fine della collaborazione col suo annoso mentore Dani Amatriain da cui lo ereditò, e ne stia scegliendo uno nuovo (facendosi consigliare dai suoi stessi fans attraverso il proprio sito ufficiale) tra il 23 ed il 99, che fra l’altro è stato, in MotoGp, già di Jeremy McWilliams……..ma non essendo stato ritirato tale numero è ancora ovviamente disponibile, contrariamente invece a quanto successo da tempo col 34 (nella Classe Regina) dopo il ritiro di Kevin Schwantz, cosa che obbligherà anche Dovizioso a cambiare numero quanto prima.

    Arrivederci dunque al prossimo anno per la nuova Saga MotoGp 2009!

    DONOVAN

    Foto: Google.it