Valentino Rossi: “In Italia demolire i Talenti è lo sport nazionale”

Valentino Rossi: "In Italia demolire i Talenti è lo sport nazionale"

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    Valentino Rossi: “In Italia demolire i Talenti è lo sport nazionale”

    L’avevamo lasciato così, Valentino Rossi, capelli ricci lunghi e un sorriso a metà tra l’attonito e lo sfidante.

    Lo ritroviamo così, ridente e più motivato che mai, dopo i test di Sepang “più positivi di sempre” e con una carica da spavento.

    valentino rossi yamaha

    Giorni brutti, di tensione, quelli trascorsi dal Campione di Tavullia nell’agosto dello scorso anno, quando il Fisco decise di indagare sul conto in banca di Valentino. Momenti di apprensione, di tensione, di rabbia forse, e di scuse anche pubbliche “via tiggì”, momenti di schieramenti, di fazioni, di delusioni e di incoraggiamento.

    Sempre, come sempre, Valentino è capace di mobilitare l’opinione pubblica di un’intera nazione meglio di una crisi di Governo o della vittoria ai Mondiali.

    Un periodo duro quello del 2007, anche perchè alla vicenda del Fisco si va ad aggiungere un Mondiale sgretolatosi come gesso sotto diamante, corroso, ossidato, arrugginito, sgonfio.

    Stanco, forse.

    Sarà…

    Anzi. E’ stato.

    Perchè nulla è per sempre e il grande Campione, come recitano in coro le Smemo degli adolescenti, non è chi non cade mai, ma chi cade e si sa rialzare.

    Valentino Versione 2.0, anzi 2.8, è cambiato.

    E’ diverso quest’anno, ha tagliato i capelli.

    Ma non solo.

    Ha buttato via rancori e risentimenti forse, ha dato un calcio alla sfortuna, ha deciso di cambiare rotta, di guardare avanti, di pensare al futuro.

    Roseo.

    I risultati degli ultimi test di Sepang hanno dato nuova linfa al pluri-iridato Campione italiano, per lungo tempo residente a Londra.

    La forzata convivenza in squadra con Jorge Lorenzo sembra essersi dimostrato un grande stimolo, la sete di vittoria ha fatto il resto.

    L’opera è completa, le dichiarazioni sono quelle che abbiamo sempre sperato di sentire da Vale: “Torno a correre per divertirmi

    Parole di fiducia, di sollievo, di serenità. Di Sfida.

    Leggiamo Valentino su “La Stampa“: è un fiume in piena il Campione, che scorre lentamente però, con maestosa calma, che ha imparato a scavare insenature, a limare ostacoli, a corrodere l’animo degli antagonisti, di chi vorrebbe che Valentino Rossi non fosse Valentino Rossi.

    Valentino si divincola tra un misto di invidia dgli avversari e una buona manciata di cattiveria dei detrattori, e ne esce vittorioso.

    Non teme il passato, crede nel futuro, vive nel presente.

    Valentino, anche questa volta, fa la Storia: la racconta, la vive, la immagina, la sogna.

    La scrive.

    Un’ intervista che getta luce su un’annata tetra a volte, nuvolosa, confusa.

    E adesso..uno spiraglio di luce.

    La Luna che lascia posto al Sole, la consueta dicotomia che fa di Valentino Rossi un Campione a 360°.

    • Che ha pensato quando l’ha rivisto (Valentino con i capelli lunghi – nda)?

    «Che non era poi così male. Certo ero il solo a parlare, so che è un errore, che doveva esserci qualcuno a farmi domande, un contraltare. Ma in quel momento mi fidavo solo di due persone e non erano disponibili. Che avrei dovuto fare? Ero nervoso e dovevo dare la mia versione, stare zitto sarebbe stato sbagliato, me ne sarei di certo pentito. Su questo non ho cambiato idea. Non ho detto frasi sbagliate, ho dato l’immagine sbagliata. Sembravo stravolto. E quei capelli… Un disastro, ci sono rimasto malissimo e li ho rapati».

    • Ha più volte detto «in tanti mi volevano vedere nella polvere», perché qualcuno dovrebbe gioire dei suoi guai?

    «Perché è tipico della cultura italiana. La gente qui ragiona così: invece di migliorarsi, provano a peggiorare gli altri. Togliere e guastare carica il morale. Non so perché o quando è nata questa dinamica e non riguarda solo me. Dalle nostre parti funzioni così».

    • Lei però con le tasse ha avuto problemi veri.

    «Io ho fatto degli sbagli, mi sono fidato di persone che non sono state attente, ma sono stato aggredito con considerazioni da bar. Su di me facevano gli stessi discorsi che sento il lunedì sulle partite. Pressapochismo, invenzioni. Ho letto di aver evaso per 70 milioni di euro, figuriamoci. Io faccio con serietà il mio lavoro, perché chi ha scritto di Valentino Rossi non ha fatto altrettanto?».

    • Sicuro di non sentirsi perseguitato?

    «Senta, io ho letto due soli articoli riguardo questa faccenda in quel mese di caos ed erano pieni di cattiverie. A caldo posso anche aver reagito male, mi serviva isolarmi. Oggi non mi sento perseguitato, non lo ero neanche allora, però di certo sono stato attaccato. Credo dipenda anche dal fatto che ho trascurato le pubbliche relazioni, una parte di stampa mi odiava. Le persone che si occupavano della mia immagine mi hanno reso irraggiungibile e questo ha scatenato molto rancore».

    • La gestione di cui parla è durata a lungo, sembrava andarle bene, come mai non ci hai mai guardato dentro prima?

    «Il mio ex manager mi ha preso in consegna quando avevo 20 anni e a quell’età non puoi stare dietro a tutto. Io facevo il mio in pista e fuori non volevo rotture. Sì, fino a che non c’è stato un problema ho lasciato che fosse. Errore mio».

    • Il suo ex manager, Gibo Badioli, è stato con lei per dieci anni, una buona fetta della sua vita, in che rapporti siete rimasti?

    «Avevamo un’idea molto diversa di come risolvere i problemi con il fisco. Ho preso in mano la mia vita e ora semplicemente facciamo strade differenti».

    • E come ha risolto i problemi con il fisco?

    «Con una trattativa che si chiude il 12 febbraio. Un lavoro in cui ho partecipato in prima persona e che mi ha insegnato molto. Darò dettagli precisi quando sarà finita, di certo posso dire che le cifre a cui chiudiamo non assomigliano neanche vagamente a quelle che sono state sparate in passato».

    • Ha avuto paura di dover ricominciare da zero? Di tornare povero?

    «Paura? Non sono mai stato solo. Le persone su cui potevo contare prima sono quelle su cui conto adesso. La mia vita non è prima e dopo il fisco. Sono stato poco attento, ma ero certo fosse impossibile dovere allo Stato tutti quei soldi. Non ho guadagnato tanto. Se le cifre apparse nei titoli dei giornali fossero state corrette avrei dovuto stare sulla moto altri 30 anni. Fino all’ultimo capello bianco».

    • Qualcuno la considera vecchio?

    «Sì, molti. Ma il loro problema è che io non lo sono. Che non può funzionare per comparazione: è arrivato Casey Stoner, uno di 20 anni che ha vinto, quindi quello di 30 ha finito. Funziona per motivazioni: se non fossi sicuro di poter vincere, non correrei più».

    • Il mondo delle moto ha un’età?

    «Se ce l’ha è quattro o cinque anni dopo la mia. Arrivano molti piloti giovani, è sempre stato così. Sono bravi, vanno veloci da subito e io li rispetto, ma adesso si ricomincia, mi devono battere».

    • A metà febbraio è San Valentino (il 14), firma il condono con il fisco (il 12) e compie gli anni (il 16), tutto a distanza di giorni. Il calendario sembra disegnato apposta per una nuova partenza, come la vive?

    «Non è che mi dia proprio un’idea di leggerezza compiere 29 anni, iniziano a essere tanti».

    • Poco fa ha detto di sentirsi giovane.

    «Ho detto di non essere vecchio. Il mio compleanno arriva sempre a ridosso della prima gara. È una fase elettrica, un anno in più, un’altra stagione: ho più voglia di concentrarmi che di festeggiare».

    • Per la prima volta ha già dichiarato di voler continuare con le moto. Dopo anni passati a considerare passaggi al rally o alla Formula 1 pensa a un futuro nel suo mondo. Voglia di terreno sicuro?

    «Esame di coscienza. Alla fine del 2006 avevo la possibilità di cambiare, ero tentato dalla Ferrari, ci ho pensato a lungo. Ho scelto di restare e ho vissuto un periodo complicato. Sono reduce da troppe delusioni, troppi problemi senza soluzione, per questo ho scommesso: ho cambiato gomme, prima avevo le Michelin ora le Bridgestone. Non è come cambiare moto, ma poco ci manca perché sei costretto a rivoluzionare la guida. Una scelta coraggiosa che andava portata fino in fondo, se l’ho fatto, se ho ancora una volta preso una decisione complicata per tornare a vincere, significa che voglio restare in questo mondo. Ne ho solo preso atto».

    • In quest’anno cruciale si ritrova un nuovo compagno di squadra nemico, Jorge Lorenzo, pilota giovane e ambizioso appena arrivato dalla 250. Ha altre gomme (le Michelin), un altro team e le vuole arrivare davanti. Era proprio il caso di affiancarle un socio così ostico?

    «È una scelta che la Yamaha ha fatto per il suo futuro, non per il mio. È giusto investire sul domani, in realtà io avevo chiesto di posticipare. Non era possibile e li capisco, Lorenzo è un ottimo pilota ed era sul mercato, solo che mi deve ancora arrivare davanti. È carico, sicuro di sé e quando farà dei tempi pesanti sarà uno stimolo in più».

    • Non finirà come Hamilton-Alonso?

    «Abbiamo diviso il team proprio per evitare che finisse così, c’è persino un muro tra i nostri due box. Non possiamo spiarci».

    • Ma lei stava con Hamilton o Alonso?

    «Con Alonso, a pelle mi sta più simpatico, ma ho goduto come un matto quando Raikkonen li ha battuti tutti e due. Io sto con la Ferrari, ho sempre tifato per loro e da quando ho visto come lavorano anche di più».

    • Rimpianti?

    «No. Se dicessi che non mi è mai capitato di ripensarci sarebbe una bugia. È una storia che sono stato molto vicino a vivere, ero proprio lì lì… La decisione professionale più difficile che abbia preso, ma non ho mai voglia di tornare indietro».

    • Visto da Londra o dalle piste sparse per il mondo che effetto fa il governo che cade?

    «Non ho mai parlato di politica, non è il mio campo. Constato che negli ultimi tempi è stato difficile vivere in Italia. Questo governo ha attirato molte attenzioni, se cresce il numero di quelli che non ce la fanno ad andare avanti e pure quello degli scontenti vuol dire che non funziona. È logico che la gente cerchi di capire cosa c’è sotto. Anche chi era refrattario alla politica ha dovuto farsi delle domande. Questo governo ha avuto almeno il merito di smuovere molto interesse, non ci siamo potuti distrarre».

    • Sempre fiero di essere italiano?

    «Siamo gente fenomenale. Sì, sono fiero, fiero di questa nostra capacità. Vedo anche le occasioni sprecate, i treni persi, vedo che non andiamo avanti. Quando sono in Spagna respiro un’aria di rinnovamento, si avverte la voglia di costruire, aumenta la vivibilità delle città, percepisci che ci sono idee in circolo. Per questo ci hanno superato nella classifica dello sviluppo. Eppure abbiamo le stesse possibilità. Dov’è l’errore?».

    • Non si capisce se gli italiani le piacciono o no.

    «Certo che sì, sono migliori di chi li rappresenta. In questi mesi non ho fatto altro che trovare gente che mi urlava “non mollare”, “dacci dentro”, “fagliela vedere”. Era solo un modo di incitarmi, nulla di più e io l’ho apprezzato. Siamo un popolo con mille talenti e con grande entusiasmo, basterebbe occuparsi un po’ meno di demolire il prossimo».

    • Un interista sponsorizzato Fiat, non sarà un conflitto di interesse?

    «Non ci avevo mai pensato, in effetti… Solo che da quando il team Yamaha ha questo sponsor, l’Inter vince, quindi forse il conflitto di interesse ce l’ha la Fiat. I miei interessi vanno bene entrambi: l’Inter viaggia da dio e io sono felice di portare il nome di questo marchio. È un esempio di made in Italy positivo».

    • Come la Ducati?

    «Sono stati bravi, molto. E Stoner è l’uomo da battere, in questi primi giri va già che una scheggia. Me lo aspettavo: gli hanno messo in mano una bella moto e lui ha la testa giusta. Noi abbiamo ancora tanto lavoro da fare ma ci stiamo arrivando. Io voglio essere pronto per quando parte il campionato, prima non mi serve: è il 9 di marzo, in Qatar, il giorno che conta. Ma già a ogni test qui sembra la gara decisiva. In Australia, a fine gennaio, c’eravamo tutti e via con le classifiche. Se non giri per primo ti crocifiggono».

    • Lo vede che si sente perseguitato?

    «Guardi che funziona così, più avanti vai e più aumentano quelli che ti vogliono vedere cadere. Non è una mia teoria personale, perseguitato è un termine forte, però il concetto vale».

    • È quello che dice anche Mancini dell’Inter, non sarà una sindrome nerazzurra?

    «Mancini ha ragione, glielo ho detto: demolire chi ha successo è lo sport nazionale».

    • In questi test invernali sembra più ottimista degli ultimi tempi. Cosa è cambiato?

    «Tanto per cominciare la moto. Stavolta, a mie precise analisi, hanno risposto con modifiche immediate e l’anno scorso non era successo. Poi mi circondo solo di gente fidata, sono di meno e sono perfetti. Riparto da un team fantastico».

    • Riparte di notte. Il Gran premio del Qatar, per la prima volta si corre al buio, che ne pensa?

    «Le moto sono fatte per la luce del giorno, non è il pallone da mettere in prima serata per fare ascolti, è un po’ più pericoloso. Proveremo, staremo attenti, poi magari si scopre che è un buon esperimento e hanno ragione loro. A occhio mi sembra una trovata che non a che a fare con questo sport. E poi si va a correre al caldo per scegliere un’ora in cui ci sono 11 gradi. Che senso ha?».

    • Ha detto che nel mezzo della bufera 2007 ha buttato via i giornali, ha spento la tv e si è isolato. Come passava il tempo?

    «Leggendo. Due libri di Baricco, il primo “Questa storia” perché era dedicato a me e l’altro “Oceano mare”, mi ha aiutato a ritrovare un equilibrio, aveva un ritmo rilassante».