L’ultimo report sulle auto elettriche ha fatto emergere un aspetto che fa tremare sia i produttori che i proprietari di auto elettriche.
Il settore delle auto elettriche continua a non decollare. Nonostante gli sforzi delle varie case automobilistiche che hanno scelto di investire in maniera importante su questa nuova tipologia di vetture si registrano ancora forti diffidenze nella clientela. I problemi principali sono quelli già noti: in primis i prezzi, ancora troppo elevati per le tasche di molti, ma anche la carenza di infrastrutture – nonostante un netto miglioramento nell’ultimo anno – e i dubbi sull’autonomia delle auto elettriche e sulle tempistiche di ricarica.
E non è tutto, perché stando a quanto emerso in uno degli ultimi report di Amnesty International pare che ci siano anche forti rischi per la salute a causa della catena di fornitura delle batterie. Il documento di 102 pagine, riportato dalla testata Autocar UK, mette in evidenza come molti costruttori abbiano di fatto trascurato tutti i potenziali rischi che riguardano le catene di fornitura mineraria.
Amnesty International denuncia che le comunità che vivono nei pressi delle miniere dove vengono estratti i materiali per le batterie delle auto elettriche, vale a dire cobalto, litio, nichel e rame, sono esposte a “sfruttamento, rischi per la salute e danni all’ambiente“. Una situazione estremamente problematica soprattutto in Congo, dove si produce il 70% circa del cobalto mondiale. L’organizzazione umanitaria ha poi valutato con attenzione le politiche portate avanti da 13 produttori di veicoli elettrici.
La casa automobilistica che sembra avere più attenzione su questo argomento è Mercedes-Benz, ma il punteggio è 51, che è comunque preoccupante. Dietro lo storico marchio tedesco troviamo Tesla (49 punti), Stellantis (42 punti) e un terzetto formato da Gruppo Volkswagen, BMW e Ford (41 punti).
Ci sono poi delle case automobilistiche che vengono pesantemente bocciate dal report di Amnesty International: tra queste c’è Hyundai, che totalizza solo 21 punti. La peggiore in questa speciale classifica è BYD, ultima con soli 11 punti: tra l’altro il produttore con sede a Shenhzen è uno dei pochi che non ha voluto nemmeno rispondere alla richiesta di chiarimenti.
Discorso diverso per Hyundai, che invece ha voluto ribadire il proprio impegno per una catena di fornitura “sostenibile ed etica che rispetti i diritti umani, la protezione ambientale e la sicurezza“. Il passaporto per le batterie che l’Unione Europea lancerà dal 1 febbraio 2027 per rendere più trasparente la catena di fornitura potrebbe aiutare, ma non è detto che sarà la soluzione definitiva.
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