Auto 2030, svolta annunciata: tra elettrico in affanno, guida autonoma e condivisione, i “progetti” già in campo cambiano le regole.
Nei prossimi cinque anni, l’auto europea vivrà un passaggio decisivo. Molto sta cambiando rispetto alle attese: le vendite in calo, prezzi in salita, domanda elettrica più debole del previsto. Nel mezzo, la pressione normativa del Green Deal che stringe i tempi sui motori tradizionali e spinge verso la trazione a batteria.
L’orizzonte tecnologico, però, corre: software sempre più sofisticati, assistenza alla guida che evolve, intelligenza artificiale pronta a intervenire sull’esperienza al volante. E sullo sfondo, la pressione industriale della Cina che bussa, anzi entra, nei confini europei, dazi o non dazi. La domanda è aperta, la svolta è già iniziata.
Il 2030 non è una data simbolica: sancisce la continuità della stretta sui motori termici e rafforza il percorso verso l’elettrico. Alcuni costruttori avevano immaginato quote di vendita a batteria prossime all’80%, ma gli scarti di prezzo con benzina e diesel restano alti e frenano l’acquisto.
Per questo, parallelamente, si profila un parco circolante più piccolo. Tra rottamazioni di modelli anziani e restrizioni ambientali, unito a immatricolazioni nuove in flessione, la tendenza è verso meno auto e più condivisione. L’auto diventa servizio: si sale, si va dal punto A al punto B, spesso in compagnia, riducendo costi e spostando il valore dall’oggetto all’utilità. Questa trasformazione è già visibile, anche se a macchia di leopardo, e tenderà a consolidarsi.
Sul fronte tecnologico, il passo successivo è la guida autonoma di livello 4, con l’orizzonte del 5. I sistemi ci sono, molte vetture già integrano hardware e software adatti, ma in Europa manca ancora il via libera normativo per lasciarle davvero “da sole”. Il tema sicurezza sarà centrale: assicurazioni e regolatori guarderanno ai dati e all’affidabilità del software, con polizze calcolate su algoritmi che misurano rischio e prestazioni dei sistemi.
L’intelligenza artificiale, intanto, si prenderà una fetta sempre più grande dell’esperienza a bordo: interfacce che si adattano al conducente, assistenti che correggono comportamenti sbagliati, aiuti elettronici calibrati sullo stile di guida personale. Chi vorrà guidare, potrà farlo meglio, con supporti meno invasivi e più mirati.
Il contesto industriale europeo, però, dovrà fare i conti con la spinta cinese. L’Unione ha imboccato la strada dei dazi, ma il divario di costi, capacità produttive e velocità d’innovazione resta ampio. A medio termine, i marchi cinesi aumenteranno la presenza nei listini europei, ridisegnando le gerarchie e mettendo pressione su margini e volumi delle Case storiche.
La promessa è un’auto più sicura, più “intelligente” e meno ingombrante nella vita quotidiana. Il cambiamento è avviato, i “progetti” sono già sul tavolo. Ora tocca al mercato reggere l’urto e alla politica disegnare il perimetro del gioco.
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