Un passaggio di mano silenzioso, una strategia che ha cambiato il destino del Cavallino senza FIAT: la vera svolta arriva solo ora.
Negli ultimi anni, il mondo dell’auto ha assistito a un cambiamento che in pochi prevedevano. Ferrari, simbolo indiscusso della sportività italiana, non fa più parte del gruppo FIAT. Una mossa che, a ben vedere, ha riscritto la storia recente della Casa di Maranello.
Non si tratta solo di una questione di azionariato: è una rivoluzione che ha portato la Rossa fuori dall’orbita della grande industria torinese, per renderla indipendente. E tutto questo, dietro le quinte, porta la firma di John Elkann, che ha saputo muovere le pedine al momento giusto, lasciando il marchio fuori dalla maxi-fusione con Peugeot. Un’operazione che ha cambiato per sempre la geografia dell’automotive italiano.
La storia recente di Ferrari è un susseguirsi di colpi di scena. Tutto parte nel 2013, quando la società viene incorporata in una holding olandese, la New Business Netherlands N.V., poi ribattezzata Ferrari N.V. nel 2015. Da quel momento, la Casa di Maranello inizia a camminare con le proprie gambe, staccandosi progressivamente da FCA.
Il 21 ottobre 2015 arriva il debutto a Wall Street: una piccola parte del capitale viene messa sul mercato, con un’IPO da 52 dollari ad azione. Ma il vero strappo si consuma a inizio 2016: Ferrari viene separata da FCA, e le sue azioni fanno il loro ingresso anche a Piazza Affari, con una valutazione che supera gli 8,7 miliardi di euro.
Da quel momento, il controllo diretto passa nelle mani di Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann. John Elkann, già presidente di Ferrari dal 2018, diventa il regista di questa trasformazione. La scelta di sfilare la Rossa dal gruppo automobilistico è chiara: evitare che il marchio finisca dentro la fusione con Peugeot, mantenendo così intatta la sua esclusività.
La produzione resta volutamente limitata per preservare il mito, ma i bilanci continuano a crescere: ricavi in aumento, utili record, dividendi generosi. Tutto questo mentre Exor e Piero Ferrari, legati da un patto parasociale, controllano oltre la metà dei diritti di voto.
Il consiglio d’amministrazione, guidato da Elkann e Vigna, vede tra i protagonisti anche Piero Ferrari, Delphine Arnault e altri nomi di spicco della finanza internazionale.
In sintesi, la Ferrari di oggi non è più quella legata a doppio filo alla FIAT. È una realtà autonoma, gestita con una visione globale, ma sempre fedele alle sue radici. E tutto questo porta la firma di John Elkann. Una mossa che ha permesso al Cavallino di continuare a correre, senza catene, verso il futuro.
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