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curiosità

La Ferrari che sembrava una Mercedes: aveva una caratteristica unica nella storia della Rossa

Pubblicato da
Antonio Pinter

La storia della Ferrari Pinin è una di quelle che non ti aspetti. Era unica anche nella linea che ricordava Merceds e che ancora oggi, fa discutere.

Quando si pensa a una Ferrari, viene subito in mente una coupé rossa, due posti secchi e un rombo che non lascia scampo. Eppure, nel 1980, qualcosa ha rotto gli schemi. La Pininfarina, per celebrare cinquant’anni di attività, decide di omaggiare il suo fondatore Battista “Pinin” Farina con una Ferrari che nessuno aveva mai visto prima.

Una Ferrari con quattro porte, linee tese, e un’aria che ricorda più una berlina di lusso tedesca che una sportiva italiana. Già, avete letto bene: una Ferrari a quattro porte. Un evento unico nella storia della Casa di Maranello, tanto che ancora oggi quella vettura resta un episodio isolato, una parentesi mai più ripetuta.

Una Ferrari un po’ Mercedes unica per davvero

A firmare lo stile ci pensa Diego Ottina, sotto la regia di Leonardo Fioravanti, nome già legato a icone come la 365 Daytona. Il risultato? Un’auto che sembra arrivare dal futuro, con superfici pulite e muscolose, senza rinunciare a un certo rigore formale.

Dentro, l’atmosfera cambia completamente: pelle Connolly beige ovunque, sedili regolabili elettricamente e persino un secondo impianto stereo, con tanto di cuffie per chi viaggia dietro. Un dettaglio che oggi fa sorridere, ma che all’epoca era roba da fantascienza.

E che dire di quello che si trova sotto il cofano? Inizialmente la Pinin era solo una maquette, insomma un modello statico. Poi, però, qualcuno a Maranello decide di fare sul serio: Mauro Forghieri, storico direttore tecnico Ferrari, orchestra il montaggio del V12 da 5 litri della 512 BB, affiancato da un cambio manuale a cinque marce preso in prestito dalla 400 GT.

Una scelta precisa, pensata per dare alla Pinin un carattere da vera berlina sportiva, senza snaturare il DNA Ferrari. Il telaio, i freni, il serbatoio e le sospensioni sono tutti elementi sviluppati apposta per questo prototipo, a conferma di quanto il progetto fosse preso sul serio.

Eppure, nonostante l’interesse suscitato e le voci di una possibile produzione in piccola serie, la Pinin rimane un esemplare unico. Forse troppo avanti per i tempi, forse troppo distante dalla tradizione del Cavallino.

Guardandola oggi, la Ferrari Pinin fa ancora discutere. C’è chi la vede come una provocazione, chi come un’occasione mancata. Di certo, però, è stata l’unica volta in cui la Rossa ha vestito i panni di una berlina di rappresentanza, con un’eleganza che non sfigurerebbe nemmeno davanti a una Mercedes. Un esperimento che ha lasciato il segno, pur restando confinato nel mondo dei sogni.

Antonio Pinter

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