Multa pesantissima per questo colosso che ora deve fare i conti con gli automobilisti arrabbiatissimi.
Non ci sono dubbi sul fatto che il mondo dei motori e della mobilità stia subendo una serie di importanti cambiamenti negli ultimi anni e non sia sempre facile tenere il passo con le novità. Lo si vede anche con il caso legato ai nuovi carburanti, con il progetto attuale che è quello di voler virare verso una tipologia sempre più elettrica.
Allo stesso tempo però risulta evidente come questa nuova mobilità non sia poi così tanto apprezzata ancora dai clienti, il che ha costretto le grandi aziende a un repentino cambio di direzione. Il petrolio e la benzina sono considerati ancora come la soluzione migliore di tutte, motivo per il quale è bene cercare di fare attenzione anche alle compagnie petrolifere.
Queste infatti rappresentano uno dei principali colossi industriali al mondo, ma ora ci sono delle realtà che devono fare i conti con delle pesantissime sanzioni. Lo si vi è visto da come l’Antitrust ha deciso di intervenire di recente, utilizzando il pugno duro e dimostrando dunque come nessuno possa stare tranquillo in caso di irregolarità.
Nel 2023 l’Antitrust ha dato il via a una serie di controlli molto precisi e dettagliati per quanto riguarda la regolarità della concorrenza di mercato tra le varie compagnie petrolifere. Si è notato però come vi siano stati degli aumenti di prezzo che in troppi casi si sono rivelati coincidenti, il che è stato determinato da uno scambio di informazioni dirette o indirette tra le varie aziende interessate nell’operazione.
All’interno di questa vicenda ci sono dei colossi come la Eni, la Q8, la Esso, la Tamoil, la Saras e la IP, con queste sei aziende petrolifere che dunque hanno subito complessivamente una pesantissima multa dal valore di 936 milioni di euro. La ripartizione prevede la sanzione più elevata per Eni, con un totale di 336 milioni, mentre la più leggera, se così la si può definire, va a Saras con quasi 44 milioni.
Secondo l’Antitrust, come si evince dalla nota ufficiale, queste aziende si sarebbero coordinate in modo tale da poter determinare la componente bio inserita nel prezzo del carburante. Eni non ci sta, rilasciando subito una nota sottolineando come sia una decisione “incomprensibile e infondata” e ora ci saranno sicuramente dei ricorsi.
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