Il gigante dell’auto non può fare altrimenti che chiudere i suoi stabilimenti. Ansia tra i dipendenti.
Lo scetticismo diffuso nei confronti dell’elettrico e la concorrenza decisamente aggressiva dell’industria cinese, in grado di garantire veicoli di qualità e tecnologicamente avanzati a costo contenuto, sono state le principali cause di una crisi senza precedenti in Europa per quanto concerne il comparto dell’automotive. Se dopo il Covid il mercato del nuovo aveva subito un brusco rallentamento rispetto all’usato, quella situazione si è via via evoluta trasformandosi in un disinteresse diffuso verso le quattro ruote.
I concessionari si sono trovati a condividere gli spazi con una quantità inattesa di automobili, soprattutto a batteria, invendute e questo ha provocato il ritocco delle stime produttive da parte delle Case, il tutto a danno dei dipendenti. Un chiaro esempio da questo punto di vista ce lo fornisce il costruttore di cui andremo a parlare, costretto addirittura a chiudere delle sedi per evitare di naufragare, con conseguente rischio per i lavoratori di trovarsi senza un impiego.
Non solo le fabbriche all’estero, anche alcune situate in Germania sarebbero ormai prossime alla chiusura. Stando a quanto sostenuto da Bloomberg News e da Automotive News Europe i vertici Volkswagen avrebbero intercettato ben tre stabilimenti da sacrificare per salvare le proprie finanze. Nella fattispecie parliamo di Osnabruck, Dresda e Emden, i primi due senza appello, il terzo controllato da terzi.
La ragione di questo provvedimento lacrime e sangue è da ritrovarsi nel crollo delle consegne tra gennaio e settembre dell’anno in corso, con un perdita del 2,5% nel totale e del 10% in Cina, dove comunque gli EV tedeschi sono cresciuti del 26,5%, frenando però in Europa dove è stato registrato un -14%, per un complessivo di 148.100 mezzi immatricolati. Decisamente troppo pochi per garantire una sopravvivenza senza preoccupazioni.
Mentre sempre in Germania anche Ford ha deciso di tagliare le risorse umane, la responsabile del Consiglio di Fabbrica Generale del costruttore di Wolfsburg Daniela Cavallo, ha reso noti i dettagli della proposta da discutere in fase di negoziazione con il marchio. Si va dal taglio degli stipendi della dirigenza e del Consiglio di Gestione, al dividendo inferiore rispetto a quanto stabilito per tutti gli azionisti, tra cui figura pure la famiglia Porsche. Dunque né figli, né figliocci per tentare il naufragio, a cui aggiungere la riduzione del costo del lavoro di 1,5 miliardi di euro.
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