Alla HRC leggono i manga?

HRC: è veramente solo la moto a fare la differenza?

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    Alla HRC leggono i manga?

    E’ felice Valentino Rossi oggi.

    Dopo aver stracciato la concorrenza, gli avversari piloti e team, gli stessi che “ha salutato a suo tempo”.

    Stiamo parlando di HRC.

    La casa alata più famosa del parco della MotoGP è all’asciutto di trofei da quando un certo ragazzino impertinente di nome Valentino Rossi decise che la sua avventura con la “moto migliore che c’è!” era finita.

    Fece le valigie e migrò alla meno avvenente Yamaha, portandosi dietro il suo team capeggiato da Jeremy Burgess. Mille le motivazioni su cui ormai sono state spese altrettante parole.

    I giapponesi della Honda non si sono dati per vinti. Hanno costruito una moto a misura di centauro, adattabile a qualsiasi pilota, a qualsiasi manico e a qualsiasi talento. E hanno iniziato a cercare.

    Che cosa? Chi?

    L’Anti- Rossi.

    Le conseguenze delle vittorie di Valentino in Yamaha sono state deflagranti per la casa alata: si doveva per forza trovare una soluzione.

    E così, cambia un pilota oggi, cambia un pilota domani, dopo N-flop e strategie deludenti, si arriva velocemente al 2006.

    In sella ai due bolidi Honda ci sono due pupilli della casa giappone, sue piloti allevati con cura (soprattutto lo spagnolo) al fine di costruire il “centauro invincibile”, quello in grado di guidare una moto invincibile e portare a casa finalmente ciò che alla Honda manca ormai da troppi anni.

    Ma se è vero che i manga piaccciono tanto ai giapponesi, e i robot invincibili salvatori della Terra sono stati i migliori amici dei bambini, non è sempre vero che costruire la migliore moto in assoluto sia il pass per l’anticamera del successo.

    Hayden e Pedrosa ci stanno provando, con ottimi risultati. Hayden primo in classifica e Pedrosa (al suo primo anno di motogp, cosa da non dimenticare) a tallonare il compagno di squadra e ad insegnare a guidare a molti suoi colleghi stano facendo vedere i sorci verdi a troppi centauri che scendono in pista ad ogni gara.

    Capita poi, però, che ad un tratto (ma non è così repentina la cosa, anzi….) spunti un Melandri o un Rossi o un Capirossi (quando arriveranno delle gomme capaci di reggere una gara intera??) a rovinare improvvisamente i giochi giapponesi targati HRC.

    Eroi forse carenti in ritrovati tecnologici, razzi protonici e scudi spaziali, ma dotati di quella rara caratteristica che ancora sui robot non si è riusciti a replicare: il talento.

    Forse gli eroi non vinceranno il capionato, forse saranno i robot a portare a casa il bottino. Ma dopo una gara come quella di oggi, c’è ancora qualcuno convinto che, come si sente dire spesso, sia veramente solo la moto a fare la differenza?