Brutte notizie per moltissimi lavoratori e dipendenti del settore automobilistico italiano: ecco cosa potrebbe accadere.
Ormai non è più una notizia. Il mercato automobilistico sta attraversando una crisi nerissima dal punto di vista delle vendite e del successo, a livello internazionale. Un vero e proprio caos scaturito nel 2024, visti i numeri in passivo ed i bilanci in negativo per la maggior parte dei marchi. Sono tante le spiegazioni possibili per cercare di comprendere tale crisi.
In primo piano c’è la richiesta meno accentuata dei clienti, che in linea generale (probabilmente per l’inflazione ed i tassi di interesse elevati) hanno investito molto meno nell’acquisto di autovetture. Per non parlare dell’avvento sempre più discusso delle auto a motore elettrico, tenendo in conto l’esigenza della Commissione Europea di sviluppare una transizione ecologica a 360 gradi.
Quest’ultimo punto ha visto il pubblico reagire con assoluta freddezza, soprattutto nel continente europeo. Tanti cittadini sono poco invogliati ad investire nelle auto elettriche, preferendo ancora oggi veicoli a motore endotermico. Non convincono i costi da listino delle vetture BEV né il rischio di una manutenzione troppo solerte ed onerosa. Insomma, tanti dettagli che hanno portato il mercato automotive ad una crisi inaspettata.
È ovvio che la crisi del mercato automobilistico vada a colpire in particolare coloro che lavorano in tale ambito. Come riferito dal Corriere della Sera dopo una ricerca specifica, solo in Italia sarebbero a rischio ben 50.000 posti di lavoro.
Un’inchiesta a firma di Milena Gabanelli (ex volto di Report) e Rita Querzè sottolinea come il mercato automotive nostrano viva un recesso senza precedenti. Già negli ultimi mesi si è arrivati a contare 25.000 impieghi saltati o messi in stand-by. Una cifra assurda che potrebbe addirittura raddoppiare nei prossimi mesi, se non dovesse rilanciarsi il sistema produttvo.
Anche l’agenzia Alix Partners ha effettuat un’analisi durissima e schietta al Ministero delle Imprese. Basti pensare che in questo anno solare la holding Stellantis produrrà solo con 500.000 veicoli prodotti invece del solito milione promesso inizialmente.
Tra le cause della suddetta crisi in Italia vi è il costo del lavoro, notoriamente tra i più cari ed ingestibili nel continente. Ma il nodo della questione resta la bassa produttività stagionale in alcuni impianti strategici del nostro territorio, come Melfi o Mirafiori. Altro motivo di calo deriva dal costo dell’energia, che in Italia sta costando moltissimo, più del doppio rispetto alla Francia.
Tale ricerca si conclude con un consiglio: in Italia servirebbe investire maggiormente nella logistica e nello sviluppo, con tanto margine per fare impresa. Urgono soluzioni rapide anche per evitare di lasciare a piedi numerosi lavoratori.
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