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CES 2026: Pagani Automobili e la rivoluzione tecnologica

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Al CES 2026 non si è vista solo tecnologia. Si è vista una visione: l’idea che una hypercar possa cambiare pelle con un aggiornamento, imparare da ogni curva e trasformare i dati in sensazioni. Pagani porta l’Italia dell’ingegno nella stanza dove si decide il futuro delle auto, e lo fa con classe, coraggio e qualche sorpresa.

Al padiglione dedicato alla mobilità, l’aria è diversa. Rumore contenuto, schermi luminosi, curiosità ovunque. In mezzo, c’è Pagani. Non un marchio qualunque. Un laboratorio artigiano che ora parla digitale. Lo fa senza rinnegare la materia, ma cambiando il baricentro: dall’acciaio al codice.

CES 2026: Pagani Automobili e la Rivoluzione Tecnologica – L’Hypercar si Trasforma in Laboratorio Digitale con STMicroelectronics e Osdyne

La strada è tracciata dal concetto di veicolo software-defined. L’auto non è più una somma di centraline. È una piattaforma gestita da un cervello centrale che coordina funzioni, aggiorna logiche, protegge dati. Qui sta la novità: la hypercar che diventa strumento di sviluppo continuo. Un oggetto di collezione, sì, ma anche un sistema vivo.

Si capisce a metà stand, quando emerge il cuore dell’annuncio. Pagani presenta un’architettura che unisce componenti di STMicroelectronics e la competenza software di Osdyne. L’obiettivo è netto: trasformare la hypercar in un laboratorio digitale su ruote. ST fornisce la base di calcolo, i microcontrollori automotive e i mattoni per la cybersecurity e l’affidabilità. Osdyne orchestra il tempo reale, le priorità, la sincronizzazione. Al momento, Pagani non ha diffuso specifiche complete su potenza di calcolo o famiglie di MCU; senza dati ufficiali, non è possibile confermare i modelli. La direzione, però, è chiara.

Dalla meccanica al software: cosa cambia davvero

Architettura: si passa a controller di dominio/zona con Ethernet automobilistica e latenza bassa. L’auto smette di avere decine di ECU isolate e guadagna un centro decisionale che gestisce telaio, attuatori e logiche di guida.

Aggiornamenti: arrivano gli over-the-air sicuri. Si separano funzioni critiche (ASIL) da funzioni comfort. Se serve un fix, si spinge un pacchetto firmato, si verifica, si attiva in rollback controllato.

Dati: la telemetria non resta nel box. Sale in cloud in modo selettivo. In pista si possono campionare sensori a frequenze alte; in strada si applica un filtro intelligente. Il proprietario sceglie che cosa condividere.

Modello digitale: nasce il digital twin del veicolo. Un gemello che permette di testare algoritmi di sospensioni attive, gestione differenziale, strategie di raffreddamento, prima di portarli su strada.

Immagina un pacchetto “Track” che ricalibra l’ala attiva, la mappa dell’acceleratore e il controllo trazione per un asfalto caldo. L’auto riceve l’update, lo valida e, in pochi minuti, cambia carattere. Non è fantascienza: è l’uso naturale di una piattaforma software-defined in chiave performance. Al CES la dimostrazione punta proprio qui. Sull’edge dell’auto gira un’AI leggera che analizza grip e bilanciamento. In caso di dubbio, propone una configurazione. Prima decide il pilota, poi esegue il software.

Perché conta davvero

Sicurezza: standard come ISO 26262 e ISO/SAE 21434 diventano prassi. Si chiudono vulnerabilità prima che diventino problemi.

Valore: un’auto che cresce nel tempo conserva desiderabilità. Non invecchia a ogni modello, matura a ogni release.

Esperienza: la hypercar resta emozione, ma con controllo fine. Più coerenza, più confidenza, meno opacità.

C’è ancora molto da chiarire: tempi di rilascio, modelli coinvolti, compatibilità retrofitting. Alcuni dettagli non sono pubblici, quindi non si possono confermare oggi. Ma la direzione è inequivocabile. L’arte del carbonio e del suono V12 incontra il ritmo del codice. La domanda, ora, è semplice: cosa succede quando il piacere di guida dialoga, in tempo reale, con l’intelligenza che lo rende più puro?

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