Un SUV che ti fa venire voglia di partire anche il lunedì: la Tesla Model Y aggiornata scivola silenziosa, corre quando serve e ti porta lontano senza ansia da presa. Piace per comfort e autonomia, divide per certe scelte di comandi. È l’elettrico che normalizza i viaggi lunghi.
La Tesla Model Y è uno di quei rari prodotti che, dopo pochi chilometri, ti mettono a tuo agio. L’ultimo aggiornamento ha smussato gli spigoli: sospensioni più soffici, abitacolo meglio rifinito, qualche dettaglio in più per la vita di tutti i giorni. Non è un’auto che chiede di essere capita. Si guida e basta. E quando la strada si apre, il pedale destro racconta il resto.
Parliamo di spunto. Nelle versioni a doppio motore, la spinta è da sportiva: lo 0-100 km/h scende a circa 5 secondi sulla Long Range e attorno ai 3,7 sulla Performance. La base a trazione posteriore è più pacata, ma resta pronta e lineare. Qui la “magia” non è solo la velocità: è la facilità con cui la usa chiunque. Niente cambi di marcia. Solo silenzio e progressione.
La sorpresa, però, arriva a metà giornata. Quando capisci che il computer di bordo non barava.
La autonomia dichiarata (WLTP) varia a seconda delle ruote e della versione: indicativamente 455-560 km. Nel mondo reale, con clima italiano e guida accorta, si viaggia spesso tra 350 e 450 km misti con la Long Range; a 130 km/h costanti si scende, ed è normale, verso 300-370 km in base a meteo e pneumatici. La base LFP è più contenta in città e negli spostamenti quotidiani.
La ricarica rapida è il suo asso: fino a 250 kW sulle versioni più potenti (inferiore sulla RWD), con passaggi tipici 10-80% in circa 25-30 minuti in Supercharger ben posizionati. In AC a casa, il caricatore da 11 kW riempie in una notte. Esempio concreto: Milano–Rimini, 330 km autostrada, partendo all’80% su Long Range. Una breve sosta da 12-15 minuti basta per arrivare con margine. Se piove e fa freddo? Aumenti di 5 minuti e pace. Dati verificabili, ma sensibili a velocità, vento, temperatura e carico.
Dentro, il colpo d’occhio è minimal. Lo schermo centrale governa quasi tutto. Il software è veloce, le mappe sono affidabili, gli aggiornamenti OTA aggiungono funzioni. Ma la strumentazione davanti agli occhi non c’è: qualcuno si abitua in un giorno, altri no. Anche alcuni comandi richiedono passaggi a schermo (getto aria, vano portaoggetti, tergi avanzati). La voce aiuta, ma non sempre coglie al primo tentativo.
Il comfort è cresciuto. Rumori fuori ridotti, sedili comodi, assetto che non affatica sui dossi. In cinque si sta bene, e il bagagliaio è enorme: doppio fondo e vano anteriore fanno la differenza nella spesa o in un weekend lungo. Gli ADAS di serie alleggeriscono la guida in coda; i pacchetti avanzati esistono, ma le funzioni dipendono dalle normative locali e richiedono attenzione costante. Non sono guida autonoma.
Capitolo prezzo: in Italia oscilla spesso. Indicativamente, la RWD parte intorno ai 43 mila euro, la Long Range sale sopra i 50 mila, la Performance va oltre. Incentivi e promozioni possono cambiare il quadro: conviene verificare al momento dell’acquisto.
Non tutto è perfetto, ed è giusto dirlo. Chi ama i tasti fisici può storcere il naso. E alcuni dettagli interni, pur migliorati, non raggiungono i marchi premium più classici. Ma l’equilibrio generale rimane potente: efficienza, rete di ricarica, software curato.
Alla fine, la domanda è semplice: quanto vale arrivare lontano, in silenzio, senza fretta e senza rumore? Forse il vero lusso oggi è proprio questo spazio vuoto tra un pieno e l’altro. E se quel tempo diventasse il nuovo modo di viaggiare?
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