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Ducati Diavel V4 in versione S: anticipazioni e misteri svelati dai nuovi brevetti

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Scopri la possibile Ducati Diavel V4 “S”: una Power Cruiser con grinta sportiva e postura rilassata. Nuovi brevetti, sospensioni elettroniche e dettagli tecnici che alzano il tiro.

Linee tese, brevetti che parlano tra le righe e render che stuzzicano la fantasia: la possibile Ducati Diavel V4 “S” appare all’orizzonte come una promessa, metà sussurrata metà svelata, pronta a far discutere gli appassionati ancora prima del semaforo verde.

Ducati Diavel V4 in versione S: Anticipazioni e Misteri Svelati dai Nuovi Brevetti [GALLERY]
La Ducati Diavel V4 ha già spostato l’asticella del segmento. È una Power Cruiser con grinta da sportiva e postura rilassata. Oggi, però, i nuovi brevetti e alcuni render credibili aggiungono un tassello: una ipotetica versione S che alza il tiro su tecnica e dettagli. L’idea circola da settimane nei paddock virtuali. E non è campata in aria. Ma finché Borgo Panigale non parla, restano solo indizi.

Prima, un ripasso utile. Sotto il serbatoio c’è il V4 Granturismo da 1.158 cc. Dichiarati 168 CV e 126 Nm. Intervalli lunghi per la registrazione valvole, 60.000 km, che nel quotidiano contano più di mille slogan. L’impianto frenante è già generoso, con Brembo Stylema e dischi da 330 mm. Dietro, la solita firma larga: pneumatico da 240 su cerchio da 17. L’elettronica è completa: piattaforma inerziale, riding mode, quickshifter, cornering ABS, impennata controllata, launch control. Il design non si confonde: scarico a quattro uscite, LED posteriori a doppia “C”, pedane passeggero a scomparsa. È la Diavel, punto.

Cosa suggeriscono davvero i brevetti

Il centro del discorso sta qui. Nelle tavole depositate compaiono staffe e passaggi cavi che fanno pensare a sospensioni elettroniche. Si notano quote e sedi compatibili con centraline e sensori su forca e mono, più punti di ancoraggio sul forcellone utili a misurare affondamento e velocità. Non è una prova, ma è un linguaggio tecnico chiaro: predisposizione per un sistema semi‑attivo. In casa Ducati, la logica “S” di solito significa qualità superiore: basti guardare Streetfighter V4 S con Öhlins Smart EC o la Multistrada con gestione semi‑attiva. Per la Diavel, il pacchetto ipotizzato include anche cerchi forgiati più leggeri, finiture dedicate, forse una sella specifica e una mappatura ad hoc. Tutto plausibile. Nulla ancora ufficiale.

I render aiutano a immaginare. Leggono quelle forme e propongono convogliatori più marcati, cover motore scure, mini‑spoiler sugli steli, dettagli in carbonio. Resta la silhouette muscolosa, ma l’insieme appare più cattivo. Come quando indossi la stessa giacca, ma con cuciture racing: cambia la postura mentale prima ancora che la velocità.

La domanda è se un’eventuale “S” alteri l’equilibrio della Diavel. Sospensioni semi‑attive, se ben tarate, possono rendere la moto più composta in attacco di curva e più morbida sulle buche. Pensa a una rotonda bagnata: anteriore più “preso”, trasferimenti meno nervosi, trazione che resta. E nelle tirate sul dritto, quel 240 dietro lavora meglio se la taratura tiene la moto piatta. In altre parole, più controllo senza togliere teatralità.

Sulla tempistica, massima prudenza: non ci sono comunicazioni ufficiale. Guardando al passato, la finestra più probabile resta l’autunno, in scia alla Ducati World Première. Intanto, i brevetti fanno il loro mestiere: indicare direzioni, non destini. E a volte raccontano più del necessario a chi sa ascoltare.

Mi è capitato di guardare una Diavel V4 parcheggiata, di sera, con i LED che tratteggiano la coda come una firma al neon. Se una “S” arriverà, dovrà meritarsi quella firma. Più veloce? Più precisa? O solo più “Diavel” di prima? Forse la risposta non sta nel banco prova, ma nel primo rettilineo deserto all’alba, quando apri il gas e capisci se la moto ti ha letto nel pensiero. E tu, che cosa vorresti sentire al prossimo click della sospensione?

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