Scopri come il campione del mondo di Superbike, Toprak Razgatlioglu, trasforma un incidente in pista in una lezione di sicurezza.
Un allenamento tra amici, una scivolata che gela il respiro, poi il gesto che vale più di mille parole: il campione del mondo si ferma, abbraccia il bimbo, verifica che stia bene. Nel video si sente il rumore della pista e, subito dopo, il sollievo.

In una giornata di allenamento su una breve pista per mini, tra coni e traiettorie ripetute, il talento incontra la pazienza. È il terreno dove crescono i riflessi e la testa. Non conta solo andare forte: contano metodo, ascolto, disciplina.
Ha trasformato questa routine in una scuola a cielo aperto. Toprak, iridato Superbike, allena spesso i più giovani con sessioni tecniche e consigli pratici. Tra loro c’è Zayn Sofuoglu, 6 anni, figlio di Kenan Sofuoglu, cinque volte campione del mondo Supersport. Un cognome pesante, ma Zayn è un bambino: sorride quando infila i guanti, riprova finché la curva gli riesce, si ferma quando il casco gli scende un po’ sugli occhi.
Tuta integrale, paraschiena, guanti e stivali, oltre al casco ben allacciato. Le minimoto hanno potenze gestibili, la pista è corta e controllata, gli adulti osservano ogni passaggio. Il gioco è serio, ma resta gioco: chi sbaglia, rientra, respira e ricomincia.
In uscita da una curva lenta, Zayn allarga di pochi centimetri, la mini perde aderenza, scivola e si ferma nella via di fuga. Un classico “low-side”. Prima ancora che la polvere si posi, Toprak taglia la pista, alza il braccio per segnalare l’ostacolo, raggiunge il bambino. Lo aiuta a slacciare i guanti, gli parla a bassa voce, controlla che muova braccia e gambe. Qui sta il punto: c’è stato un piccolo incidente in pista, ma Zayn non ha riportato ferite. Si rialza da solo. Si vede nel filmato: in pochi secondi, paura e sollievo cambiano posto.
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Perché questo episodio conta (e qual è la “morale”)
Mostra come un campione interpreta la leadership: prima la persona, poi la moto. Toprak non esita, stabilisce una priorità chiara, dà l’esempio. Insegna ai bambini e ai genitori la gestione del rischio: equipaggiamento corretto, spazi protetti, supervisione continua e calma. Sono le regole che trasformano una caduta in un apprendistato utile, non in un trauma.
Non è indicato con certezza il circuito né l’orario dell’allenamento; i dettagli non cambiano la sostanza. A fine clip, Zayn sistema il casco e ascolta. Toprak gli mostra la linea con la mano, ripete un gesto, indica il punto dove riaprire il gas. È un micro-briefing: pratico, diretto, memorabile.
Cadere fa parte del percorso. Rialzarsi senza fretta, pure. L’errore si spezza in passaggi semplici: ingresso, corda, uscita. Si corregge un tassello alla volta. L’adulto modella il tono: niente rimproveri a caldo, solo istruzioni chiare.
Un casco piccolo accanto a quello di un campione, due mani che indicano la stessa curva. Non è questo, in fondo, il significato dello sport? Imparare a trasformare la paura in conoscenza, la caduta in un passo avanti, e chiedersi — alla prossima tornata — dove trovare un millimetro in più di fiducia.





