Un ingegnere guarda il futuro con una punta di poesia: tra il mito di un nuovo “razzo” firmato Newey e la concretezza di dati e gallerie del vento, l’orizzonte non è scritto. E non è detto che a leggerlo per prima sia la Mercedes.
Jock Clear parla come chi ha visto di tutto. È un tecnico di lungo corso, cresciuto tra BAR, Brawn, Mercedes e oggi figura di riferimento in Ferrari. Quando evoca il fascino di un nuovo “razzo” disegnato da Adrian Newey, c’è un sorriso che viene dalla memoria: la Formula 1 che accelera non solo sul cronometro ma anche nell’immaginario. Capisco quel sentimento. Newey ha dettato epoche: dalla Red Bull campione 2010-2013 a un 2023 irreale, con 21 vittorie su 22. È facile lasciarsi prendere dall’idea che il prossimo capolavoro sia già dietro l’angolo.

Il quadro, però, è complesso. Newey ha annunciato l’addio al programma Red Bull nel 2025; al momento non ci sono conferme ufficiali sul suo prossimo approdo. Il sogno, appunto, resta “romantico”. Dentro il paddock la parola pesa ancora, ma i successi nascono dalla somma di dettagli: struttura, processi, correlazione, uomini, tempi.
Il cuore della questione arriva più tardi, ed è il punto in cui Clear resta glaciale. L’idea che la Mercedes sia la “favorita” per la prossima stagione non regge a un esame freddo. E non è mancanza di rispetto, è metodo.
Parto dai fatti. Nel 2023 Mercedes è rimasta senza vittorie per la prima volta dal 2011. La W13 ha sofferto di porpoising, la W14 ha inseguito una filosofia estrema senza pance, la W15 ha invertito la rotta. Segnali di ripresa, sì, ma il divario in gara con Red Bull, a parità di gomma e carburante, si è visto spesso nei long run. Nel frattempo Ferrari è tornata a vincere nel 2024, McLaren ha costruito uno dei pacchetti più efficienti, e Aston Martin ha investito in struttura e personale. Il fronte è affollato.
Il fascino del “razzo” di Newey
Il genio di Newey resta un moltiplicatore. Lo si vede nella gestione dei flussi, nella capacità di tenere ampia la finestra di funzionamento aerodinamico e nel compromesso telaio-sospensioni. Ma senza una catena robusta — dati di simulatore, tempi di galleria del vento al 60%, correlazione CFD-pista — il “razzo” non decolla. A Montecarlo, a Suzuka o in una Sprint calda di fine stagione, vince chi legge meglio le condizioni, non chi ha la trovata singola.
La prossima annata vive su due piani. A breve termine, contano aggiornamenti e affidabilità del pacchetto attuale. A medio termine, incombe il regolamento 2026: nuova power unit 50/50 termico-elettrico, carburanti a elevata sostenibilità, aerodinamica attiva.
Questo crea incentivi contrastanti e incertezze nella pianificazione. Chi spinge ora rischia di pagare dopo, chi anticipa il 2026 può lasciare punti per strada. A oggi non ci sono dati pubblici solidi sulle curve di degrado gomma Mercedes nelle simulazioni di gara dell’immediato pre-stagione; senza quel tassello, parlare di “favorita” è azzardato.
Eppure c’è un’immagine che resta. Un box silenzioso, monitor accesi, un ingegnere che stringe una tazza di caffè e disegna con la penna un profilo alare sul retro di un run plan. Il “romanticismo” della velocità è lì. La domanda è semplice e implacabile: chi porterà per primo in pista la somma giusta di matematica e coraggio?


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