Strade piene, listini che cambiano, abitudini che si assestano. Il 2025 dell’auto in Italia non fa rumore: racconta scelte concrete, modelli familiari, un equilibrio tra prezzo, praticità e tempi di consegna. Nel silenzio dei numeri, però, c’è una traccia più netta delle altre.
Il contesto 2025
Chi ha osservato il mercato auto italiano negli ultimi mesi ha visto una domanda pragmatica. Le famiglie cercano costi prevedibili. Le aziende vogliono operatività e assistenza rapida. I concessionari confermano un traffico costante su citycar e van. I “nuovi” segmenti crescono a strappi. I veicoli elettrici pesanti faticano, ma i quadricicli elettrici trovano nicchie chiare in città. In breve: vincono proposte semplici, disponibili, con manutenzione ordinaria a portata.
C’è anche un fatto industriale. La produzione domestica aiuta. Riduce l’incertezza su tempi e allestimenti. In Italia, lo stabilimento di Pomigliano d’Arco e quello di Atessa non sono solo geografia: sono simboli di una filiera che tiene il ritmo. Quando la logistica globale si increspa, avere la fabbrica “accanto” pesa più del marketing.
Qui entra il gioco delle reti. L’assistenza capillare vale quanto un buono sconto. È un punto spesso trascurato, ma decisivo nella scelta di flotte, artigiani, partite IVA. Non ho dati pubblici sulla resa media delle officine ufficiali nel 2025, quindi non mi sbilancio su indicatori di qualità. Ma la percezione diffusa è chiara: prossimità e tempi certi riducono l’ansia d’acquisto.
I numeri: Fiat senza rivali
Ecco il punto centrale. Nel 2025, Fiat chiude prima per volumi in Italia, senza contraddittorio. Parliamo di oltre 193.000 immatricolazioni complessive tra vetture e veicoli commerciali, con una quota di mercato dell’11,3%. La crescita è dello 0,6% sul 2024: più di 4.000 targhe in aggiunta. È sostanza, non retorica.
Sul solo mercato vetture, il marchio torinese segna oltre 143.000 vendite. Share al 9,3%, in aumento di 0,3 punti percentuali. La stella è la Pandina, prodotta a Pomigliano: 102.597 immatricolazioni. Più del doppio della seconda auto più consegnata nel Paese. È una superiorità netta. Spinta da prezzo, compattezza, e una familiarità che in Italia vale fiducia.
Bene anche la Topolino, che domina i quadricicli elettrici: quasi 4.000 immatricolazioni e oltre il 43% di quota. Qui il messaggio è diverso. Non è un’auto universale. È una soluzione urbana, leggera, intelligente. In tante città italiane, l’uso quotidiano raramente supera pochi chilometri. Lì il piccolo elettrico vince per comodità più che per ideologia.
Fiat Professional
La leadership si conferma: oltre 50.000 immatricolazioni, 26,4% di quota, in crescita del 2,8% sull’anno precedente. Il Ducato, prodotto ad Atessa, è il van più venduto con oltre 20.000 unità. Sale di più di 900 pezzi sul 2024. Il Doblò van non resta a guardare: 20.000 immatricolazioni e un balzo di 7.297 unità. Qui la formula è chiara: modularità, assistenza, TCO sotto controllo.
Perché funziona? Mix di prodotto lineare. Rete diffusa. Produzione locale su modelli chiave. E una promessa semplice: disponibilità. Non ho dati confermati sui margini 2025 del brand in Italia, quindi evito conclusioni sulla redditività per unità. Ma la trazione commerciale è evidente e coerente.
A questo punto la domanda si allarga. In un Paese di centri storici e statali infinite, continueremo a puntare su citycar robuste e veicoli commerciali instancabili? O il 2026 sorprenderà con un salto tecnologico visibile anche nei piazzali dei piccoli dealer? Intanto, ai semafori del quotidiano, la coda parla chiaro. E spesso, davanti, c’è ancora una Pandina.





