Showroom più silenziosi, contratti rimandati, sguardi che corrono ai tassi e agli incentivi: il 2025 dell’auto in Francia si è chiuso con il freno tirato. E c’è un nome, tra gli altri, che paga il conto più salato.
Mercato auto, pessime notizie per Tesla: i numeri in Francia
Vetrine piene, ma parcheggi vuoti. Nel 2025 il mercato auto francese ha perso slancio e fiducia. Le immatricolazioni totali si sono fermate a 1.632.154 unità. È un -5,02% sul 2024. Un anno che doveva consolidare la ripresa si è trasformato in una parentesi di attesa. I concessionari l’hanno sentita sulla pelle: meno visite, più richieste di preventivi “da rivedere tra qualche mese”.
Cosa dicono i numeri
I dati fotografano un rallentamento strutturale. Rispetto al 2019, ultimo anno “normale” pre-pandemia, il 2025 chiude con circa 580.000 veicoli in meno. Parliamo di un calo di oltre un quarto in sei anni. Non è solo ciclicità. La inflazione ha eroso il potere d’acquisto. I tassi alti hanno reso i finanziamenti più pesanti. E la scelta si è complicata: endotermico, ibrido, elettrico? Molti hanno preferito aspettare.
Il quadro lo riassume la Piattaforma Automobilistica, la PFA, che rappresenta l’industria francese: “Dicembre è stato in linea con tutto il 2025, un anno caratterizzato dall’attendismo dei consumatori in un contesto di incertezze politiche”, ha spiegato un portavoce all’Afp. L’associazione parla apertamente di “crisi di volume” che pesa sulla filiera francese ed europea. In altre parole: meno ordini, linee produttive sotto carico, pressione sulla redditività. Fonti: comunicazioni PFA e dispacci AFP.
Perché Tesla arretra
Dentro questa curva discendente spicca un dato. Nel 2025 le vendite di Tesla in Francia sono scese del 37,5%. È una flessione netta in un mercato già freddo. Le ragioni? Ce ne sono diverse, alcune esterne. Le modifiche al bonus ecologico varate nel 2024 hanno ristretto l’accesso agli incentivi per alcuni modelli importati dall’Asia. Questo ha inciso sui listini “percepiti” e sulla domanda di determinate berline elettriche. La concorrenza dei generalisti europei si è fatta più aggressiva, con nuove compatte a batteria e ibride plug-in a prezzi più “familiari”. In parallelo, la strategia dei ritocchi di prezzo, utile a smuovere picchi di domanda, ha alimentato attese: chi può, aspetta il prossimo taglio.
C’è poi un tema di esperienza cliente. L’elettrico convince al volante, ma molti restano cauti su ricarica domestica, tempi in autostrada, valore residuo. Senza una spinta chiara degli incentivi e con tassi elevati, il calcolo del totale di possesso pende meno a favore delle EV rispetto al recente passato. E quando il dubbio cresce, la firma sul contratto slitta.
Alcuni dettagli utili per orientarsi. I numeri ufficiali citati qui provengono da PFA e sono stati diffusi da AFP. Il confronto con il 2019 si basa sulle stesse fonti. Non ci sono al momento, in questo perimetro, tabelle di dettaglio per segmento o canale (privati, flotte) disponibili: in assenza di dati certi, è prudente non tirare conclusioni troppo granulari su singole carrozzerie o allestimenti.
Resta la domanda che attraversa concessionarie e uffici prodotto
Basteranno un taglio dei tassi, nuovi modelli elettrici più efficienti e un quadro stabile di incentivi per invertire la rotta? L’immagine è questa: una rete di ricarica che si allunga come una scia luminosa nelle notti d’inverno. La strada c’è. Ma chi guiderà davvero il prossimo scatto in avanti?





