Michael Schumacher: non sono un truffatore!

Michael Schumacher risponde in modo seccato ad un giornalista tedesco che, in occasione della presetazione della nuova Mercedes GP, lo provoca ricordandogli come alcuni dei suoi successi siano arrivati in modo non del tutto cristallino

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    Qualcuno teme che Michael Schumacher possa ricever un’accoglienza fredda quando tornerà in Italia da rivale della Ferrari. Allora sappia che nella sua patria, la stessa Germania che si vanta dell’accoppiata Schumacher-Mercedes, ha ricevuto già pesanti critiche ed è stato oggetto di inedite provocazioni. In occasione della presentazione della monoposto che scenderà in pista nel mondiale di Formula 1 2010, infatti, il 7 volte iridato ha polemizzato con un giornalista che definiva non del tutto limpidi i suoi successi ottenuti in passato.

    MICHAEL SCHUMACHER. Come si fa a non parlare ancora di lui. Credo non faticherete a credere che il suo nome è di gran lunga il più cercato sui motori di ricerca da un paio di mesi a questa parte. Famelici come gli italiani, i giornalisti tedeschi hanno messo a dura prova i nervi del loro connazionale. In occasione della presentazione della nuova livrea Mercedes GP, Schumacher si è trovato tempestato di domande. Alcune piuttosto cattive. Inizialmente, tanto per mettere zizzania con il proprio team mate, gli è stato fatto notare che Keke Rosberg, padre di Nico, in tempi non sospetti aveva criticato l’eventuale ritorno alle corse dell’ex ferrarista. Poi, un altro cronista gli ha chiesto, ancor più provocatoriamente, se fosse tornato in Formula 1 per dimostrare di saper vincere anche in modo non discutibile. Lì il Schumacher ha replicato seccamente:“91 vittorie, sette titoli mondiali, si vince cosi’ solo rubando, certo”.

    STORIA F1. Dicevamo, se il Kaiser si aspettava un’accoglienza fredda in Italia, cosa avrà pensato vedendo il trattamento riservatogli dai suoi connazionali? L’antipasto è decisamente piccante. 91 vittorie, 154 podi, 7 titoli mondiali. Schumacher ha risposto elencando i suoi successi. Quello che ha mosso la lingua dell’impertinente giornalista è stato il ricordo degli anni 1994 e 1997. Ad onor del vero va detto che con Damon Hill fu un normale episodio da ultima gara del mondiale (chi avrebbe fatto diversamente?). Allora l’errore, semmai, lo commise lo stesso Hill che non ebbe la lucidità per leggere la situazione ed aspettare il momento propizio per passarlo. Nel caso di Jacques Villeneuve, invece, ha sbagliato. Ma non ha vinto nulla ed ha pagato. Ha pagato a differenza di altri grandi come Senna e Prost che, con scorrettezze analoghe, l’hanno fatta franca.