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Porsche “rovinata” dalla decisione governativa: la mossa disperata del colosso

Pubblicato da
Antonio Pinter

Un annuncio che sorprende, una risposta secca alle voci: Porsche reagisce in modo che pochi si aspettavano alle decisioni del governo

L’aria si è fatta pesante per i costruttori europei, soprattutto per chi, come Porsche, si trova senza uno stabilimento Oltreoceano; la questione dei dazi imposti dagli Stati Uniti ha scatenato subito un’ondata di speculazioni, e qualcuno ha iniziato a parlare di un possibile trasloco della produzione, almeno in parte, verso il mercato americano.

In realtà, le cose stanno diversamente, e la casa di Stoccarda ha voluto mettere subito i puntini sulle i: nessun piano per cambiare rotta, nessuna intenzione di spostare nemmeno una vite negli USA; la voce era partita da un articolo di Bloomberg, che aveva ipotizzato una mossa strategica per aggirare le nuove tariffe, ma la risposta ufficiale è arrivata rapida e senza giri di parole.

Porsche, la decisione imprevista

La situazione, però, non è delle più semplici; Porsche, come Audi, non ha fabbriche negli Stati Uniti, e questo la espone direttamente alle oscillazioni delle politiche commerciali americane; il rischio, con i dazi, è di vedere aumentare i prezzi delle sue auto sul mercato locale, proprio mentre la domanda globale mostra segni di rallentamento e la concorrenza (soprattutto quella cinese) si fa sempre più agguerrita.

Porsche, decisione imprevista (Porsche) – derapateallaguida.it

Un atro elemento di crisi: la diffusione dei modelli elettrici della casa tedesca procede a rilento, e la pressione si fa sentire su tutti i fronti.

Bloomberg aveva suggerito che Oliver Blume, il numero uno di Porsche, stesse valutando di spostare alcune fasi dell’assemblaggio finale negli Stati Uniti, magari solo l’installazione degli interni, per limitare il peso dei dazi sulle vetture finite, ma non sta andando così.

La smentita è arrivata netta, senza esitazioni: nessun progetto del genere sul tavolo, nemmeno in prospettiva: Jochen Breckner, il responsabile finanziario, è stato chiaro: con i volumi di vendita attuali, non avrebbe senso investire in una produzione locale, anche considerando eventuali sinergie con altri marchi del gruppo Volkswagen.

Il contesto, insomma, è quello di una Porsche che si trova a navigare in acque agitate, con il mercato che cambia rapidamente e le regole del gioco che sembrano riscriversi da un giorno all’altro. La casa tedesca, però, non si lascia prendere dal panico e preferisce restare fedele alla sua linea: la produzione resta in Europa, almeno per ora, senza scorciatoie né fughe in avanti.

La scelta può sembrare rischiosa, ma che conferma la volontà di mantenere il controllo sulla qualità e sull’identità del marchio, anche a costo di affrontare qualche ostacolo in più.

Chi si aspettava una svolta clamorosa, insomma, dovrà ricredersi; Porsche non cede alle pressioni, non cambia strategia e affronta la tempesta a testa alta. È la scelta di restare se stessi, anche quando il vento soffia forte.

Antonio Pinter

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