Stellantis, non si placano le polemiche con il governo italiano. I lavoratori seguono gli sviluppi con apprensione
I rapporti tra Stellantis e il governo italiano negli ultimi mesi sono stati piuttosto, per usare un eufemismo, altalenanti. Se da un lato è più volte stata rimarcata la volontà comune di puntare sull’industria italiana e renderla sempre più competitiva a livello internazionale, dall’altro lato gli scontri non sono mancati.
Al centro del dibattito, in particolare, la volontà del gruppo di spostare all’estero diverse attività, scelta motivata dalla holding con la necessità di abbassare i costi di produzione per poter garantire listini competitivi per i clienti. In questo senso più volte le aziende hanno lamentato l’assenza del sostegno dello stato.
Sembrava essere arrivata una schiarita dopo le enormi polemiche (basti pensare al caso della Alfa Romeo Milano, poi ribattezzata Junior perché costruita in Polonia, o a quella sul tricolore fatto togliere dalle auto non prodotte in Italia). Il milione di auto prodotte nel paese è stato fissato dal Governo come obbiettivo da raggiungere (con l’aiuto di un secondo costruttore in Italia da aggiungere a Stellantis) ma il traguardo è più complicato del previsto, e la situazione sembra essere arrivata ad un nuovo punto delicato.
Secondo le parole del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, da Stellantis sarebbero arrivati “segnali negativi” in merito alla produzione italiana, e di conseguenza al raggiungimento degli obbiettivi prefissati dal governo, e alla situazione degli stabilimenti e dei lavoratori. L’esecutivo ha dato la sua disponibilità a collaborare, ma ha chiesto, come riportato da ilSussidiario.net, alla holding di prendersi la responsabilità di rilanciare il settore nel nostro paese e di tenere fede agli impegni presi.
In particolare, si cercano risposte sul futuro della GigaFactory di Termoli, che ha impegnato alcune risorse del Pnnr, e che è ancora incerto. Il governo ha chiesto a gran voce risposte sul progetto, prospettando non troppo velatamente l’ipotesi di dirottare altrove i fondi in caso contrario.
Non resta che vedere quale sarà la risposta del colosso dei motori, che ha comunque più volte ribadito la necessità di ottimizzare il più possibile i propri procedimenti per potere restare a galla e competere in un mercato internazionale sempre più difficile. Nella diatriba sono ovviamente spettatori più che interessati i tanti lavoratori che ormai da tempo guardano con una certa preoccupazione al proprio futuro, in attesa anche loro di rassicurazioni sul futuro degli stabilimenti.
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