Un anno che rimette i piedi per terra. Tra attese disattese, sconti aggressivi e una concorrenza che corre, il 2025 di Tesla si chiude con un messaggio chiaro: l’auto elettrica non è più una promessa, è un mercato adulto che pretende disciplina.
C’è stato un momento in cui ogni annuncio di Tesla pareva un detonatore
Listini che scendevano, domanda che saliva, code agli store. Nel 2025 lo scenario cambia. I clienti sono più informati. Confrontano, aspettano, negoziano. Il ciclo di sostituzione si allunga. Le politiche di incentivo oscillano. E la scelta tra modelli, tecnologie di batterie e reti di ricarica non è mai stata così ampia.
Sul campo, si vede
Prezzi flessibili, pacchetti software che diventano leva commerciale, consegne concentrate a fine trimestre. Il marchio resta fortissimo, ma l’effetto novità non basta a riempire i piazzali. Chi entra in uno store oggi non chiede “quanto fa da 0 a 100?”, chiede: “quanto perdo in rivendita?” oppure “che autonomia realistica ho d’inverno?”. È il passaggio dal sogno alla routine. E la routine, si sa, ha i suoi conti.
Cosa dicono i numeri
Nel 2025 Tesla consegna 1.636.129 auto elettriche a livello globale. Il dato segna un calo superiore all’8% su base annua. È la prima frenata così netta da anni. Non ci sono, al momento, dettagli ufficiali completi per modello e area, ma la lettura è chiara: la curva S della diffusione EV entra nella fase di assestamento. La Model Y resta un pilastro, la Model 3 rinnovata difende la posizione, Cybertruck è ancora un prodotto di immagine con volumi limitati. Il prezzo medio scende, i margini si assottigliano.
Le cause?
Sono diverse e si sommano. La guerra dei prezzi in Cina ha spinto i competitor a ribasso e ha educato il cliente globale ad attendere l’offerta giusta. In Europa il saliscendi dei bonus nazionali ha spostato gli acquisti nel tempo, creando “buchi” tra un trimestre e l’altro. Negli Stati Uniti, l’idoneità ai crediti fiscali per alcune versioni è cambiata più volte negli ultimi anni: quando l’incentivo balla, molti rinviano. A questo si aggiungono tassi ancora non “leggeri” per il finanziamento, e un ciclo prodotto che, nel 2025, non ha introdotto un modello completamente nuovo nella fascia d’accesso.
Le mosse (e le prospettive)
Tesla risponde dove sa di avere vantaggio: costi industriali, integrazione verticale, produzione snella. Spinge sulle celle 4680 per migliorare il costo per kWh, semplifica varianti, ottimizza la logistica. La rete di ricarica resta un asset: l’apertura a marchi terzi aumenta l’utilizzo e crea ricavi ricorrenti. Il lato software continua a differenziare, anche se le funzioni avanzate di assistenza alla guida restano vincolate dai quadri regolatori locali: promessa viva, adozione graduale.
Un esempio concreto?
Due anni fa, in molte città europee, i tempi di attesa superavano spesso i tre mesi; nel 2025, in diversi mercati, si è passati a consegne molto più rapide. È comodo per chi compra, ma racconta anche una domanda meno “tesa” e una catena più capace di reagire. Segnale di maturità, non solo di debolezza.
Cosa manca all’equazione?
Un nuovo punto di ingresso, davvero accessibile, oppure un salto di funzionalità capace di giustificare il premio di prezzo. Finché questi tasselli non arrivano, la partita si gioca su efficienza, affidabilità e costi totali di possesso.
In fondo, l’elettrico non ha più bisogno di slogan
Ha bisogno di fiducia quotidiana. La si costruisce lentamente, auto dopo auto, ricarica dopo ricarica. La domanda allora è semplice: quando l’innovazione tornerà a sorprendere senza far tremare il portafoglio?





