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Crisi nera per il colosso dell’automotive: presentata istanza di fallimento, scatta l’allarme

Pubblicato da
Antonio Pinter

Tempi bui per uno dei più promettenti produttori europei di batterie per auto elettriche. La notizia che nessuno avrebbe voluto sentire sta scuotendo il settore automotive.

C’era una volta un sogno chiamato Northvolt. Un colosso svedese che prometteva di rivoluzionare il mercato delle batterie per auto elettriche in Europa. Oggi quel sogno sembra infrangersi come un castello di carte, con un crack totale e definitivo veramente inaspettato.

Le voci si rincorrevano da settimane nei corridoi dell’industria automobilistica, ma nessuno voleva crederci davvero. Eppure eccoci qui, a fare i conti con una realtà che fa male: l’azienda scandinava ha presentato istanza di fallimento negli Stati Uniti. Come se non bastassero già i problemi che il settore sta attraversando.

Un gigante con i piedi d’argilla

La verità è che i numeri fanno paura. Pensate: in cassa sono rimasti appena 30 milioni di dollari. Spiccioli, per un’azienda di queste dimensioni. Giusto per capirci: bastano a malapena per tenere accese le luci per una settimana. E poi c’è quel macigno di 5,8 miliardi di debiti che pesa come un’ancora al collo.

Il colpo più duro è arrivato quando BMW ha cancellato un ordine da 2 miliardi di euro. Un fulmine a ciel sereno che ha fatto tremare le fondamenta dell’azienda svedese. Come se qualcuno avesse improvvisamente staccato la spina a un paziente già in terapia intensiva.

Certo, non tutto è perduto. Il Chapter 11 americano non è come il fallimento che conosciamo qui in Europa. È più una via d’uscita che permette di prendere fiato mentre si cerca di rimettere in sesto i conti. L’azienda continua a lavorare, i dipendenti ricevono lo stipendio, i fornitori vengono pagati. Ma è come camminare sul filo del rasoio.

Qualcuno sussurra che Volvo potrebbe essere interessata a tendere una mano. D’altronde, sono già partner in Novo Energy. Ma per ora sono solo voci di corridoio, mentre il tempo scorre inesorabile. L’azienda ha ricevuto 100 milioni di dollari freschi per gestire questa fase delicata, ma sembrano una goccia nel mare dei problemi da risolvere.

Il piano di risanamento dovrebbe concludersi nei primi mesi del 2025. Nel frattempo, l’azienda taglia personale e ridimensiona le attività. Come un capitano che, in mezzo alla tempesta, deve gettare parte del carico per salvare la nave.

Ed è così che un grande sogno europeo si sta trasformando velocemente in incubo. Non sono bastate le ambizioni, le novità tecnologiche. I sogni si sono schiantati contro un mercato elettrico che continua a rimanere incagliato, e stavolta nelle secche  rimasta proprio Northvolt.

Antonio Pinter

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