Né elettrico né idrogeno: il nuovo carburante per le auto si trova in casa, lo abbiamo tutti. La scoperta è incredibile.
La sostenibilità ambientale è un requisito fondamentale oggi, anche per l’industria dei motori. Per decenni auto e moto sono state tra le principali cause di inquinamento, ma con le leggi sempre più stingenti in termini di emissioni questo è destinato a cambiare. Le aziende automobilistiche, su incentivo delle istituzioni e delle nuove leggi, stanno investendo sempre di più sul fronte dell’elettrico, che però presenta più complicazioni del previsto. Gli alti costi di questi modelli e i limiti di autonomia stanno frenando la domanda di questi modelli, ancora inferiore rispetto alle attese.
Per questo le aziende si stanno guardando intorno in cerca di credibili soluzioni alternative. L’idrogeno è sino ad ora quella che ha mostrato maggiore potenziale tra queste, tanto che grandi marchi come Toyota stanno già puntanto molto su questo fronte. Presto, però, elettrico e idrogeno potrebbero essere affiancate da un nuovo carburante innovativo, ancora più sostenibile dal punto di vista ambientale.
La plastica è certamente uno dei problemi maggiori per quanto riguarda l’ambiente. I residui di questo materiale hanno effetti devastanti su questo ecosistema e sono presenti in quantità a dire poco allarmanti. Una delle battaglie, non a caso, di chi ha a cuore il tema green è proprio limitare l’utilizzo di questo materiale (al momento la produzione è ancora sopra i 400 milioni di tonnellate all’anno).
Una nuova scoperta potrebbe cambiare le carte in tavola. Alcuni studiosi hanno scoperto un metodo per trasformare la plastica in carburante. Il riciclo catalitico è un processo che con catalizzatori chimici converte la plastica in idrocarburi, che possono poi essere utilizzati come carburanti. L’aggiunta di acqua al processo fa si che diventi ancora più efficiente e stabile, come scoperto dai ricercatori dell’Università Nazionale di Scienza e Tecnologia di Seoul. In particolare sono le poliolefine (imballaggi o sacchetti) ad essere interessate da questo tipo di processo, vista anche la difficoltà di riciclarle con i metodi tradizionali.
Per i ricercatori, questo sistema ha il potenziale per essere riproposto su larga scala, visti anche i costi piuttosto contenuti rispetto ad altri sistemi. Se i lavori in questa direzione dessero i frutti sperati, potrebbe rappresentare davvero un’alternativa incredibile e super sostenibile e dare un grande aiuto al processo di decarbonizzazione.
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