Nel silenzio delle gigafactory succede spesso così: un piano nasce, cresce tra slide e sopralluoghi, poi si ferma di colpo. E lascia dietro di sé dati, promesse e una domanda semplice: cosa cambia davvero, adesso?
Nell’ottobre 2024, Ford e LG hanno firmato un accordo di fornitura per 34 GWh di batterie tra il 2026 e il 2030. Una quantità che non è un numero astratto. Con pacchi medi da 70 kWh, parliamo di una capacità sufficiente, in teoria, per circa 480.000 veicoli elettrici in quattro anni. Era una tessera importante nella catena di approvvigionamento di Ford, già fondata su BlueOval SK con SK On, e su progetti LFP negli Stati Uniti.
L’Inflation Reduction Act ha ridisegnato gli incentivi con criteri stringenti su componenti e minerali critici. A valle, i prezzi del litio hanno vissuto un ciclo brusco: picco nel 2022, discesa nel 2023–2024. Gli OEM hanno corretto le traiettorie sugli EV, alternando accelerazioni e frenate. In mezzo, i fornitori di celle – LG Energy Solution compresa – hanno aperto o ampliato impianti in Nord America per restare allineati alle regole e ai tempi di mercato.
Le linee per celle NCM e LFP girano con logiche diverse. Le prime puntano a densità energetica, le seconde a costi più bassi e maggiore robustezza. Questa biforcazione ha influenzato tutte le strategie, Ford inclusa, che negli ultimi due anni ha incrementato l’offerta ibrida e ricalibrato gli investimenti sugli EV pur mantenendo gli impegni principali.
A metà di questo percorso arriva la notizia: Ford ha annullato l’accordo con LG per la fornitura da 34 GWh prevista tra il 2026 e il 2030. Al momento non risultano informazioni pubbliche e definitive sui termini della decisione, su eventuali penali o su un fornitore alternativo. Se non emergono documenti o comunicati ufficiali, la motivazione resta non confermata.
Tre ipotesi plausibili:
– Allineamento ai volumi. Se la domanda EV cresce più lentamente, gli OEM tagliano gli impegni pluriennali. È successo in più settori della mobilità elettrica nel 2023–2024.
– Struttura dei costi. Molti costruttori mirano a pack sotto gli 80–70 $/kWh. Se i conti non tornano, si rinegozia o si cambia rotta.
– Conformità IRA. Le regole su “foreign entity of concern” e contenuto locale sono in evoluzione. Un contratto valido sulla carta potrebbe perdere efficacia se i crediti d’imposta non sono garantiti.
Per Ford, la cancellazione riduce un “cuscinetto” di capacità e impone di ottimizzare ciò che resta: BlueOval SK, le piattaforme EV di prossima generazione, e le filiere LFP domestiche. Per LG, 34 GWh in meno significano riassegnare slot a clienti con pipeline attiva. Il portafoglio non manca: tra GM, Honda e Hyundai-Kia, la domanda di celle ha ancora ancoraggi solidi. Ma la riprogrammazione logistica e finanziaria richiede tempo.
34 GWh sono un programma annuo di una gigafactory di taglia media. Non si sposta con un click. Soprattutto se contratti, trasporti, qualifica dei componenti e capex sono intrecciati.
Solo due punti: l’intesa del 2024 c’era, la partnership per il 2026–2030 ora non c’è più. Tutto il resto – sostituzioni, valori economici, calendario aggiornato – resta senza conferma pubblica. È corretto trattarlo come tale.
Mi resta un’immagine: una sala prove, un pacco celle su banco, i tecnici che annotano curve di scarica. Il futuro dell’auto passa da qui, da decisioni che non fanno rumore ma reindirizzano capitali, progetti, città intere. La domanda è semplice e scomoda: chi detta davvero il ritmo, la tecnologia o la pazienza dei clienti?
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